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L’India punta sugli SMR come pilastro della resilienza economica nazionale

La ministra delle Finanze indiana Nirmala Sitharaman ha indicato i reattori modulari di piccola taglia tra le leve strategiche per rendere l’India meno vulnerabile alle incertezze globali. Il paese ha già stanziato 20.000 crore di rupie per sviluppare almeno cinque SMR indigeni operativi entro il 2033.

L’India punta sugli SMR come pilastro della resilienza economica nazionale

La ministra delle Finanze indiana Nirmala Sitharaman ha posto i reattori modulari di piccola taglia al centro della strategia di resilienza economica dell’India. Intervenendo al Kautilya Economic Conclave di Nuova Delhi, Sitharaman ha incluso gli SMR tra le risposte politiche concrete alle sfide emergenti, accanto alla National Critical Mineral Mission, ai Rare Earth Corridors e all’India Semiconductor Mission 2.0. Un segnale chiaro: il nucleare non è più solo una questione energetica, ma una variabile della sicurezza strategica nazionale.

Il contesto in cui si inserisce questa dichiarazione è quello di un’economia globale che, secondo la ministra, ha fatto dell’incertezza una condizione strutturale. L’India risponde con un programma preciso. Il budget dell’Unione 2025-2026, presentato da Sitharaman in febbraio, ha stanziato 20.000 crore di rupie — circa 2,1 miliardi di dollari — per la ricerca e lo sviluppo di SMR di progettazione indiana. L’obiettivo: almeno cinque reattori operativi entro il 2033. La missione punta anche ad aprire il settore nucleare alla partecipazione privata, un cambio di rotta significativo in un comparto fino ad oggi riservato esclusivamente alla società statale NPCIL.

Nel dicembre 2025 il parlamento indiano ha approvato una legge che consente per la prima volta alle imprese private di partecipare al programma nucleare nazionale, occupandosi di produzione di energia, gestione degli impianti e fornitura di componenti. NPCIL ha già emesso una richiesta di proposte per il dispiegamento dei Bharat Small Modular Reactor. I modelli allo studio includono il BSMR-200 e il più compatto SMR-55, pensato anche per applicazioni industriali ad alta temperatura e produzione di idrogeno.

La traiettoria di lungo periodo è ambiziosa. Sitharaman ha fissato l’obiettivo di 100 GW di capacità nucleare entro il 2047, anno del centenario dell’indipendenza indiana. Oggi il paese dispone di circa 8,78 GW installati, pari al 3,1% della generazione elettrica nazionale, con altri 5,4 GW in costruzione. Il divario tra la base attuale e il target 2047 rende gli SMR non un’opzione accessoria, ma la spina dorsale di qualsiasi piano di espansione credibile. Il mercato potenziale stimato solo per gli SMR supera i 20 miliardi di dollari nel prossimo decennio.

L’apertura al privato modifica la geometria del settore. Finora lo Stato deteneva il monopolio assoluto sulla costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari commerciali. La nuova legge cambia questo assetto e potrebbe attrarre capitali e tecnologie anche dall’estero, in un momento in cui i rapporti tra India e Stati Uniti sul dossier nucleare civile sono in fase di consolidamento. Sitharaman ha sottolineato che costruire resilienza non è un esercizio una tantum: richiede investimenti continui nelle fondamenta strutturali del paese. Gli SMR, in questa visione, non sono solo generatori di elettricità pulita — sono un’infrastruttura di autonomia strategica in un ordine internazionale sempre meno prevedibile.

Tag: Sicurezza energetica SMR (Small Modular Reactors)

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