La Namibia consolida il suo ruolo di terzo produttore mondiale di uranio con numeri concreti: la produzione è attesa in crescita del 7,9% nel 2026, per poi salire ancora del 4,2% nel 2027. Il settore minerario vale il 14% del PIL nazionale e ha generato nel 2025 entrate fiscali pari a 7,8 miliardi di dollari namibiani, circa 434 milioni di dollari, con un aumento del 39% rispetto all’anno precedente.
Paladin Energy ha già rivisto al rialzo le stime di produzione per la miniera di Langer Heinrich, portandole a 4,8 milioni di libbre di U₃O₈ per l’anno fiscale 2026, rispetto alle 4,4 milioni inizialmente previste. Nei primi nove mesi dell’anno fiscale, la miniera ha già estratto 3,6 milioni di libbre, contro i 3 milioni dell’intero anno precedente. Paladin punta a raggiungere una capacità nominale di 6 milioni di libbre annue entro il 2027. La combinazione di gradi di minerale più elevati e buoni tassi di recupero nell’impianto di lavorazione ha reso possibile questo balzo in avanti.
Non solo Langer Heinrich. La miniera di Rössing sta introducendo automazione avanzata e strumenti di mining digitale per migliorare la produttività e ridurre l’impatto ambientale. La miniera di Husab, operata dal gruppo cinese China General Nuclear Power, punta a livelli di produzione record attraverso metodi estrattivi che riducono il consumo di acqua ed energia. Nell’area dell’Erongo, intanto, si intensifica l’esplorazione: aziende nazionali e internazionali cercano nuove riserve per diversificare ulteriormente il portafoglio minerario del paese.
La pipeline di nuovi progetti è robusta. Tra quelli in fase avanzata di studio e approvazione figurano Etango-8 di Bannerman, Tumas di Deep Yellow — con prima produzione attesa intorno a metà 2027 — e Norasa di Forsys, oltre al portafoglio di Elevate Uranium. Se anche solo una parte di questi progetti dovesse avanzare verso la costruzione nel prossimo decennio, il contributo namibiano alla catena di fornitura del combustibile nucleare globale potrebbe aumentare in modo significativo.
Il contesto internazionale sostiene questa traiettoria. Il mercato globale dell’uranio mantiene una tendenza al rialzo nel 2026, spinto dalla transizione energetica verso il nucleare come fonte a basse emissioni di carbonio. La domanda cresce in Asia, Europa e Africa, e i prezzi restano alti. La posizione geopolitica stabile della Namibia e le infrastrutture minerarie già consolidate la rendono una destinazione privilegiata per gli investimenti esteri. Secondo le previsioni dell’FMI, il PIL namibiano crescerà tra il 3,5% e il 4% nel 2026, con l’uranio che gioca un ruolo determinante nella composizione delle entrate fiscali minerarie. Il governo ha indicato che le scoperte e le espansioni in corso potrebbero raddoppiare il PIL nazionale entro il 2040: un orizzonte ambizioso, ma sorretto da fondamentali che vanno nella direzione giusta.




