Il Dialogo Energetico Italia-Canada esce dalla fase delle dichiarazioni di intenti e diventa operativo. A Montreal, nell’ambito dell’11ª Conferenza Globale sull’Efficienza Energetica dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha incontrato il suo omologo canadese Tim Hodgson, consolidando un asse bilaterale che mette il nucleare al centro della strategia energetica comune tra i due Paesi del G7.
Il dialogo era stato lanciato ufficialmente il 31 ottobre 2025 a Toronto, a margine della Ministeriale G7 Energia e Ambiente, su impulso diretto dei Primi Ministri Meloni e Carney. A Kananaskis, durante il vertice G7 di giugno, i due leader avevano già firmato una dichiarazione congiunta che prevedeva l’avvio di questo canale di cooperazione strutturato. A Montreal il confronto ha fatto un passo avanti concreto. Pichetto ha ribadito che l’Italia è pronta a condividere le migliori pratiche su licenze, strumenti di finanziamento e coordinamento dei progetti commerciali tra i membri del G7. Sul tavolo ci sono i piccoli reattori modulari, i reattori avanzati di quarta generazione e la ricerca sulla fusione. Tre filoni distinti, ma convergenti verso lo stesso obiettivo: diversificare la produzione di energia a basse emissioni.
Il Canada è un interlocutore naturale per l’Italia su questo fronte. Ottawa vanta decenni di esperienza nella tecnologia CANDU, è tra i maggiori produttori mondiali di uranio e ha una filiera industriale nucleare matura che copre l’intera catena del valore. A novembre 2025, poche settimane dopo il lancio del Dialogo ministeriale, la Canadian Nuclear Association e l’Associazione Italiana Nucleare avevano già annunciato l’intenzione di firmare un proprio Memorandum of Understanding, focalizzato proprio sugli SMR e sulla cooperazione regolatoria. L’annuncio era avvenuto al World Nuclear Exhibition di Parigi. La convergenza tra livello politico e livello industriale è rapida.
Sullo sfondo c’è anche la questione dei minerali critici, strettamente legata al nucleare. L’Italia punta a costruire catene di approvvigionamento più sicure, e il Canada offre risorse abbondanti e un quadro geopolitico stabile. Aziende italiane come ENI, Alkeemia e Cogne Acciai Speciali hanno già espresso interesse concreto. Il governo italiano, nel frattempo, ha portato in Consiglio dei Ministri il disegno di legge delega che apre alla produzione di energia nucleare sul territorio nazionale, superando il divieto referendario del 1987. Il testo è ora all’esame del Parlamento. La finestra temporale indicata da Pichetto per arrivare a scelte operative è la fine del decennio, inizio del prossimo.
Il prossimo appuntamento del Dialogo Energetico bilaterale è fissato per marzo 2026, a Toronto, a margine della Prospectors and Developers Association of Canada Convention. Il ritmo degli incontri è cadenzato, il perimetro della cooperazione si allarga a ogni sessione. Se il quadro normativo italiano reggerà il passaggio parlamentare, l’asse Roma-Ottawa potrebbe diventare uno dei canali più attivi per il ritorno industriale dell’Italia nel settore nucleare, con il Canada come punto di accesso a tecnologie, combustibile e know-how regolatorio che il Paese non possiede ancora.




