North Shore Uranium ha centrato l’obiettivo su tutta la linea: mineralizzazione significativa di uranio confermata in ciascuno dei 13 fori rotativi della campagna Fase 1 al progetto Rio Puerco, nel Grants Uranium District del New Mexico nord-occidentale. I risultati, comunicati il 3 settembre 2026, segnano il ritorno della trivella in quest’area dopo oltre cinquant’anni: l’ultima perforazione significativa risale agli anni Settanta.
La campagna ha coperto complessivamente 9.274 piedi, pari a 2.828 metri. La mineralizzazione è stata intercettata in tutti i fori con un cutoff di 0,02% eU₃O₈ e un rapporto grado-spessore minimo di 0,30. I dati più rilevanti includono un intervallo di 27,0 piedi con un tenore di 0,30% eU₃O₈ nel foro RP-26-18-39 e un intervallo di 12,5 piedi a 0,33% eU₃O₈ nel foro RP-26-18-640. Altri fori hanno restituito intercettazioni tra 7,0 e 23,5 piedi con tenori compresi tra 0,07% e 0,17% eU₃O₈. La mineralizzazione è stata identificata all’interno di unità arenacee che ospitano il 95% dell’eU₃O₈ contenuto nella risorsa storica di Rio Puerco. Tutti i 21 intercetti si trovano sotto falda acquifera, una caratteristica favorevole per valutare l’applicabilità del metodo di estrazione ISR (in-situ recovery), meno invasivo rispetto alle tecniche tradizionali.
Il progetto Rio Puerco si trova all’estremità orientale del Grants Uranium District, il più grande produttore storico di uranio degli Stati Uniti. Le miniere che hanno operato in quest’area tra il 1950 e il 2002 hanno estratto oltre 340 milioni di libbre di U₃O₈. L’obiettivo primario della Fase 1 era validare i dati di esplorazione storici raccolti da Kerr-McGee, l’azienda che nel passato aveva perforato oltre 1.100 fori nella zona. La risorsa storica non conforme agli standard moderni stima circa 11,4 milioni di libbre di U₃O₈. I risultati appena pubblicati rappresentano il primo passo verso un modello geologico aggiornato e, potenzialmente, verso una stima delle risorse conforme agli standard NI 43-101.
Brooke Clements, presidente e CEO di North Shore, ha sottolineato la soddisfazione per la coerenza dei risultati, in particolare per la combinazione tra grado e spessore degli intercetti, che rafforza le prospettive per l’estrazione ISR. Questa tecnica, che prevede l’iniezione di soluzioni in falda per sciogliere e recuperare l’uranio senza scavare, è oggi considerata uno dei metodi più efficienti per giacimenti di questo tipo. Il fatto che tutti gli intercetti si trovino al di sotto della falda è un elemento concreto che supporta questa valutazione.
La Fase 2 è già pianificata per il quarto trimestre 2026, non appena la stagione dei monsoni estivi si concluderà. North Shore dispone già dei permessi necessari per perforare fino a 26 fori aggiuntivi, per un totale di circa 5.975 metri. I risultati della Fase 1 guideranno la selezione dei target. Se la Fase 2 confermerà e amplierà quanto emerso finora, l’azienda potrà procedere verso una stima delle risorse aggiornata, un passaggio indispensabile per trasformare il progetto da asset esplorativo a prospetto di sviluppo reale in un contesto di domanda globale di uranio in crescita.


