Gilberto Pichetto Fratin torna a parlare di nucleare davanti alla platea dei manager italiani. Intervenendo con un videomessaggio al Forum nazionale di Federmanager, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha citato il nuovo nucleare come uno dei pilastri della strategia energetica del paese, confermando che l’iter per la definizione di un quadro giuridico è già avviato. Un messaggio diretto, in un contesto — quello della competitività industriale — dove le scelte sull’energia pesano quanto quelle sui mercati.
Il ministro ha inquadrato la questione nel tema più ampio della transizione energetica. L’obiettivo dichiarato è ridurre sia il peso delle fonti fossili sia la dipendenza dall’estero, seguendo due direttrici: le rinnovabili e la neutralità tecnologica. “Neutralità significa non avere preclusioni ma essere aperti alle diverse soluzioni che ricerca e innovazione mettono a disposizione”, ha detto Pichetto Fratin, citando biocarburanti, idrogeno e, con un accento distinto, “soprattutto al nuovo nucleare”. La parola “soprattutto” non è casuale. Il ministro sa dove vuole andare.
Il percorso legislativo è già in corso. La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile con 155 voti favorevoli, 88 contrari e 8 astenuti. Il testo ora è al Senato per l’approvazione definitiva, con l’obiettivo di arrivare ai decreti attuativi entro la fine del 2026. Una volta in vigore la legge, il governo avrà 12 mesi per adottare i decreti legislativi che costruiranno il quadro regolatorio completo. La legge delega prevede, tra l’altro, l’istituzione di un’Autorità indipendente per la sicurezza nucleare, un Programma nazionale per il nucleare sostenibile e il rafforzamento della ricerca scientifica e industriale.
L’orizzonte tecnologico è chiaro. L’Italia non punta alle grandi centrali del passato. L’attenzione si concentra sugli SMR (Small Modular Reactor) e sugli AMR (Advanced Modular Reactor), reattori di nuova generazione più flessibili per dimensioni e integrazione nella rete. Il governo stima di poter arrivare a circa 8 GW da nucleare entro il 2050, coprendo oltre il 10% del fabbisogno elettrico nazionale — una quota che potrebbe salire tra il 20 e il 22% sfruttando appieno il potenziale del settore. A sostenere questa traiettoria c’è anche il consorzio Nuclitalia, costituito nel 2025 da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo per valutare i design di reattore più adatti alla rete e alla geografia italiana.
La domanda di energia spinge ulteriormente in questa direzione. Secondo il MASE, il fabbisogno elettrico italiano potrebbe quasi raddoppiare entro il 2050, arrivando a 583 TWh, anche per effetto dell’elettrificazione dei consumi e della crescita dei data center. L’Italia ospita circa il 12% dei data center europei, con un tasso di crescita a doppia cifra. Le fonti rinnovabili da sole non bastano a coprire questo incremento, ed è qui che il nucleare torna a rivestire un ruolo concreto nel mix energetico. Come ha detto Pichetto Fratin al Meeting di Rimini, “con il nucleare di ultima generazione insieme alle rinnovabili, saremo in grado di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione garantendo la piena sicurezza energetica del paese”.
Se il Senato approverà la legge entro l’estate, i decreti attuativi potrebbero essere operativi prima della fine del 2026, con le prime autorizzazioni per nuovi impianti potenzialmente raggiungibili entro la fine degli anni Venti. L’iter è aperto, il calendario c’è. Quello che mancava da trent’anni — una cornice giuridica che consenta all’atomo di concorrere al mix energetico italiano — sta prendendo forma, un decreto alla volta.




