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Project Omega e Charter Space studiano batterie nucleari allo stronzio-90 per satelliti

Project Omega e Charter Space, compagnia assicurativa spaziale, avviano una collaborazione per valutare come sistemi a radioisotopi rendano i veicoli spaziali commerciali più affidabili e assicurabili. Al centro c’è una batteria compatta alimentata a stronzio-90, pensata come fonte di energia di riserva. Project Omega e Charter Space studiano batterie a radioisotopi allo stronzio-90 per rendere i satelliti commerciali più affidabili e assicurabili.

Project Omega e Charter Space studiano batterie nucleari allo stronzio-90 per satelliti

Project Omega e Charter Space hanno annunciato una partnership per valutare come i sistemi di alimentazione a radioisotopi di nuova generazione possano ridurre il rischio per i veicoli spaziali. L’accordo, comunicato da El Segundo, in California, guarda a due ambiti: la resilienza dei satelliti e un nuovo modo di assicurarli.

Il progetto prevede di confezionare il combustibile, lo stronzio-90, in una batteria grande circa 2,5 centimetri per lato, da usare come fonte di energia di riserva a bordo. L’idea è ridurre la probabilità che un operatore perda un asset spaziale dopo un’anomalia. Le due società studiano anche un dispositivo simile alla scatola nera degli aerei, utile a ricostruire le cause di un guasto in orbita e a evitare che si ripeta.

Charter Space è una compagnia assicurativa e vede nella ricerca un modo per aumentare le probabilità di successo e di sopravvivenza di mezzi costosi. Il fondatore e amministratore delegato Yuk Chi Chan parla di una fonte di energia persistente che renda i veicoli commerciali più sicuri e più facili da assicurare. Secondo Chan serve anche aggiornare il modo in cui l’assicurazione spaziale funziona, così che finanza e capitali possano partecipare con più facilità al settore.

Project Omega sviluppa sistemi di alimentazione capaci di operare per anni o decenni senza luce solare, senza rifornimento e senza ricarica. Il suo amministratore delegato, Staff Sheehan, ha dichiarato che è il momento di portare le fonti a radioisotopi nello spazio commerciale, perché il numero di operatori è in crescita. L’azienda lavora già con il Dipartimento dell’Energia statunitense e ha annunciato in estate un contratto da vari milioni di dollari con la DARPA, l’agenzia della Difesa per i progetti di ricerca avanzata.

Il contesto tecnico è noto. I generatori a radioisotopi alimentano da decenni le missioni scientifiche dove il Sole è debole o assente: notti lunari di 14 giorni, alte latitudini di Marte, le zone intorno a Giove. Finora il combustibile di riferimento è stato il plutonio-238, prodotto in quantità limitate. Lo stronzio-90 apre un’alternativa per applicazioni commerciali, dove i satelliti sono sempre più numerosi e il costo di una perdita in orbita pesa direttamente sui premi assicurativi.

Se la ricerca darà risultati, un satellite con batteria di riserva nucleare potrebbe restare in contatto e recuperabile dopo un guasto dei pannelli solari o dell’elettronica principale. Per gli assicuratori sarebbe un dato misurabile su cui costruire polizze diverse. Per il nucleare sarebbe un nuovo mercato, fuori dalle centrali e dentro l’economia spaziale privata.

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