Raven-Flint Nuclear Corporation è stata selezionata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti per il programma Nuclear Energy Launch Pad, gestito dal National Reactor Innovation Center presso l’Idaho National Laboratory. La selezione apre la strada alla costruzione di Torch, che punta a diventare il secondo impianto americano di conversione dell’uranio in esafluoruro di uranio (UF₆), il composto chimico indispensabile per i processi di arricchimento destinati ai reattori commerciali.
L’unico impianto di conversione attualmente operativo negli Stati Uniti risale al 1958 e, secondo i dati forniti dalla stessa Raven-Flint, copre meno della metà della domanda attuale delle utility americane. Torch è progettato per convertire 500 tonnellate di uranio all’anno in UF₆, una quantità sufficiente ad alimentare due grandi reattori. L’impianto servirà anche il DOE e gli enti ad esso collegati, con la possibilità di produrre UF₆ domestico non vincolato a uso difensivo. Il CEO Nick Smith ha dichiarato che le prime consegne sono attese per il 2028.
Il tratto più distintivo dell’approccio di Raven-Flint è il processo proprietario chiamato Corvus Route, che elimina completamente il fluoro elementare dalla catena produttiva. Tutti gli impianti di conversione del mondo occidentale utilizzano la chimica del fluoruro di idrogeno e del fluoro elementare (F₂), che genera costi elevati, complessità di sicurezza e difficoltà nel percorso autorizzativo. Raven-Flint stima che la propria tecnologia consenta una riduzione dei costi di costruzione di circa il 45%, una diminuzione dei costi operativi annui del 20% e un taglio del 27% nel fabbisogno elettrico dell’impianto, grazie all’eliminazione dell’elettrolisi del fluoruro.
Insieme alla selezione nel Launch Pad, l’azienda ha annunciato due ulteriori passi concreti. Ha prodotto con successo UF₆ utilizzando il proprio processo, e la Nuclear Regulatory Commission ha accettato formalmente in istruttoria la sua domanda di licenza per operazioni in scala ingegneristica presso il laboratorio di radiochimica a Idaho Falls. L’accettazione della domanda — definita “docketing” — rappresenta il riconoscimento ufficiale da parte della NRC che il fascicolo è pronto per la revisione tecnica completa, avviando l’orologio di un iter che l’azienda dice di preparare dal primo giorno.
Il contesto in cui si inserisce questa notizia è quello di una filiera del combustibile nucleare americana che si sta ridisegnando con urgenza. La produzione domestica di uranio negli Stati Uniti ha più che triplicato nel 2025, raggiungendo il livello più alto dal 2017, ma senza capacità di conversione adeguata quella materia prima non può diventare carburante per i reattori. Ricostruire questa fase della filiera in casa è diventata una priorità strategica, codificata nel Nuclear Fuel Security Act del 2023. Se Torch entrerà in funzione nei tempi previsti, gli Stati Uniti avranno per la prima volta in decenni una seconda struttura capace di trasformare il yellowcake in UF₆, con una tecnologia più economica e potenzialmente replicabile su scala globale.




