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Rosatom firma il contratto per la centrale nucleare da 2,4 GW in Kazakhstan

Il 3 settembre 2026, a Vladivostok, Rosatom e Kazakhstan Nuclear Power Plants hanno firmato il contratto per la costruzione della centrale nucleare di Balkhash, due reattori VVER-1200 da 2,4 gigawatt complessivi. Il progetto, stimato in 16,4 miliardi di dollari, porterà il Kazakhstan ad avere la sua prima centrale nucleare entro il 2034.

Rosatom firma il contratto per la centrale nucleare da 2,4 GW in Kazakhstan

Il 3 settembre 2026, sulle rive del Pacifico, il Kazakhstan ha compiuto il passo decisivo verso il nucleare. Rosatom e Kazakhstan Nuclear Power Plants — la società statale creata per gestire i progetti atomici del paese — hanno firmato a Vladivostok, a margine dell’Eastern Economic Forum, il contratto principale per la costruzione della centrale nucleare di Balkhash. A siglare il documento sono stati Alexey Likhachev, direttore generale di Rosatom, e Almasadam Satkaliyev, presidente dell’Agenzia per l’Energia Atomica del Kazakhstan.

L’impianto sorgerà vicino al villaggio di Ulken, sulla sponda occidentale del lago Balkhash, a circa 400 chilometri da Almaty. Sarà composto da due reattori VVER-1200 di progettazione russa, per una capacità complessiva di 2,4 gigawatt. Il costo preliminare è stimato intorno a 16,4 miliardi di dollari, con la maggior parte del finanziamento attesa sotto forma di prestito statale russo per l’export. Il contratto copre progettazione, fornitura delle apparecchiature e costruzione dell’impianto; include anche gli accordi per la manutenzione e la fornitura del combustibile durante la vita operativa della centrale.

La tabella di marcia è definita. L’inizio effettivo dei lavori è previsto per il 2027, anno in cui Rosatom dovrà ottenere la licenza per il sito. Satkaliyev ha già indicato il 2034 come data-obiettivo per la messa in rete della prima unità, mentre il ciclo di costruzione completo dovrebbe coprire circa un decennio. Il budget nazionale kazako, nella versione triennale in discussione, stanzia già oltre 818 miliardi di tenge — circa 1,7 miliardi di dollari — da versare in tre tranches tra il 2027 e il 2029 nel capitale di Kazakhstan Nuclear Power Plants.

Il percorso che ha portato a questo contratto è stato lungo. Nel referendum dell’ottobre 2024, oltre il 70% dei 7,8 milioni di votanti si era espresso a favore della costruzione. In giugno 2025, al Forum Economico di San Pietroburgo, le due parti avevano approvato una roadmap indicativa. Rosatom era già stata designata capofila di un consorzio internazionale di fornitori di apparecchiature: nella sua dichiarazione di ieri, Likhachev ha confermato che nei prossimi mesi il consorzio verrà formalizzato e inizieranno i lavori di progettazione. La firma di Vladivostok chiude la fase politica e apre quella tecnica.

Il Kazakhstan è il primo produttore mondiale di uranio, eppure fino ad oggi non ha mai generato un kilowattora di origine nucleare. Con questo contratto cambia prospettiva: non più solo fornitore di materia prima, ma paese con una propria capacità di generazione atomica. Il governo ha fissato un obiettivo del 5% di quota nucleare nel mix elettrico nazionale entro il 2035. China National Nuclear Corporation è intanto già attesa per costruire un secondo impianto sullo stesso distretto di Zhambyl, il che proietta il Kazakhstan verso un sistema elettrico profondamente trasformato nel giro di un decennio. La firma di oggi è il punto di partenza concreto di quel percorso.

Tag: Decarbonizzazione Sicurezza energetica

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