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Serbia forma i suoi ingegneri nucleari: nasce il master a Novi Sad

L’Istituto Vinča di Scienze Nucleari e la Facoltà di Scienze Tecniche dell’Università di Novi Sad hanno firmato un memorandum per sviluppare un corso di laurea magistrale in “Sistemi di Energia Nucleare”. La Serbia accelera la costruzione delle competenze necessarie per il suo programma atomico civile, dopo aver abolito il divieto trentacinquennale sulle centrali nucleari.

Serbia forma i suoi ingegneri nucleari: nasce il master a Novi Sad

L’Istituto Vinča di Scienze Nucleari e la Facoltà di Scienze Tecniche dell’Università di Novi Sad hanno firmato un memorandum di cooperazione per sviluppare un corso di laurea magistrale dedicato ai Sistemi di Energia Nucleare. È il passo successivo al lungo percorso avviato da Belgrado dopo aver eliminato il divieto trentacinquennale di costruire centrali atomiche.

Il programma magistrale prevede esercitazioni di laboratorio, metodi didattici digitali e di simulazione, oltre alla partecipazione diretta di specialisti dell’Istituto Vinča nella formazione degli studenti. Non si tratta di un corso teorico tradizionale: il modello punta a produrre tecnici capaci di operare su infrastrutture reali, con competenze spendibili fin dal primo giorno di lavoro. Un reattore non si costruisce con una decisione politica sola — servono ingegneri, regolatori, laboratori e personale in grado di gestire impianti per decenni.

Il contesto da cui nasce questa mossa è preciso. Nel novembre 2024, il Parlamento serbo ha approvato le modifiche alla Legge sull’Energia, ponendo fine a un divieto introdotto nell’ex Jugoslavia nel 1989, tre anni dopo il disastro di Chernobyl. La ministra delle Miniere e dell’Energia, Dubravka Đedović Handanović, aveva commentato il voto con le parole “la storia è stata scritta oggi”. Le modifiche hanno introdotto un quadro regolatorio per la produzione di energia nucleare e hanno avviato la preparazione di un Programma di Sviluppo dell’Energia Nucleare Pacifica in collaborazione con l’AIEA e le istituzioni europee. Il governo ha anche pianificato la costituzione di una Direzione per lo Sviluppo dell’Energia Nucleare.

Sul fronte tecnologico, il presidente Aleksandar Vučić ha indicato gli SMR — reattori modulari di piccola taglia — come l’opzione più adatta al paese, con un obiettivo di capacità intorno a 1.200 MW. La Serbia ha avviato trattative con diversi partner internazionali: EDF ha ottenuto un contratto per condurre uno studio tecnico preliminare sulle possibili tecnologie da adottare nel mix energetico serbo, mentre sono in corso contatti con la Russia e colloqui con la Corea del Sud, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Vučić ha anche chiesto formalmente all’Ungheria di valutare una partecipazione serba del 5-10% nell’espansione della centrale di Paks II, soluzione che consentirebbe a Belgrado di accedere all’energia nucleare prima ancora di costruire un reattore in proprio territorio.

Il nodo della formazione è centrale in questa strategia. Senza tecnici qualificati, qualsiasi accordo con EDF, Rosatom o altri partner resterebbe sulla carta. La Serbia ha fermato il suo unico reattore di ricerca a Belgrado nel 1989 e da allora non ha coltivato competenze nucleari domestiche. Il memorandum tra Vinča e Novi Sad colma un vuoto reale, non simbolico. Formare una generazione di ingegneri nucleari serbi richiede anni: prima si inizia, prima il programma atomico del paese avrà le basi per sostenersi. Se la traiettoria attuale regge, la Serbia potrebbe presentarsi alla scelta del tecnologia — SMR o impianto tradizionale — con un bacino di esperti nazionali già in formazione, un elemento che cambierà il peso negoziale del paese con qualsiasi fornitore internazionale.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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