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Slovenia, Janša torna al governo: JEK2 è la priorità energetica

Il ritorno di Janez Janša alla guida della Slovenia rimette al centro dell’agenda il secondo reattore di Krško, il progetto JEK2. La costruzione di un nuovo impianto da circa 1100 MWe è oggi presentata come una questione di sicurezza nazionale oltre che energetica.

Slovenia, Janša torna al governo: JEK2 è la priorità energetica

Il ritorno di Janez Janša alla guida del governo sloveno riporta in primo piano il progetto JEK2, il secondo reattore da costruire accanto all’esistente centrale di Krško. Tra le grandi infrastrutture nel programma del nuovo esecutivo, l’espansione nucleare è quella trattata con maggiore urgenza, inquadrata come questione di sicurezza nazionale prima ancora che di politica energetica.

La Slovenia ha un solo reattore in esercizio. Krško, da 696 MWe, è entrato in servizio commerciale nel 1983 e nel gennaio 2023 ha ottenuto un’estensione della vita operativa di vent’anni, che lo porterà fino al 2043. Copre circa un terzo del fabbisogno elettrico del paese. Il progetto JEK2 prevede un reattore ad acqua pressurizzata da circa 1100 MWe, capace di produrre tra 8 e 12 TWh l’anno, con una vita stimata di sessant’anni. I costi sono stimati tra i 5 e i 6 miliardi di euro, interamente in capo alla società statale GEN Energija.

Sul fronte tecnologico, la competizione è aperta tra due colossi. All’inizio del 2025, GEN Energija ha firmato contratti per studi di fattibilità tecnica con EDF e con Westinghouse, quest’ultima affiancata da Hyundai Engineering & Construction. I due studi valutano rispettivamente la proposta francese e il reattore AP1000, già alla base dell’impianto esistente. La Corea del Sud, con KHNP, aveva inizialmente partecipato alla selezione prima di ritirarsi. La decisione finale sull’avvio della costruzione è attesa tra il 2027 e il 2028, con l’entrata in esercizio commerciale prevista a metà degli anni Quaranta.

Il nomina di Jernej Vrtovec, leader del partito Nuova Slovenia, come ministro dell’Energia e delle Infrastrutture nel nuovo governo è un segnale chiaro. Vrtovec aveva già gestito il dossier Krško nel precedente esecutivo Janša: accelerare JEK2 è la sua priorità dichiarata. La scelta di un ministro con un profilo di continuità diretta sul progetto riduce i rischi di stallo burocratico che avevano rallentato le procedure nella legislatura precedente, quando anche il referendum previsto per il 2024 era stato cancellato per vizi procedurali.

Per la Slovenia, un paese di poco più di due milioni di abitanti incuneato tra l’Italia, l’Austria e i Balcani, la dipendenza da energia estera è una vulnerabilità concreta. JEK2 non è solo un impianto: è la risposta strutturale a questa vulnerabilità. Se EDF o Westinghouse concluderanno gli studi con esiti positivi entro i tempi previsti, Lubiana potrebbe trovarsi nei prossimi anni con un piano di costruzione concreto in mano, un quadro normativo già avviato e un governo politicamente orientato a sostenerlo. Pochi paesi europei di dimensioni analoghe sono arrivati a questo punto con altrettanta coerenza di indirizzo.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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