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Uranium protagonista al Diggers & Dealers 2026: l’Australia vuole tornare a estrarre

Al Diggers & Dealers Mining Forum 2026 di Kalgoorlie, l’uranio si è ripreso la scena con forza: DevEx Resources ha presentato un piano concreto per diventare produttore da 10 milioni di libbre l’anno nel Northern Territory. La domanda globale di energia, trainata dall’intelligenza artificiale, ridà senso strategico all’estrazione australiana.

Uranium protagonista al Diggers & Dealers 2026: l’Australia vuole tornare a estrarre

Al Diggers & Dealers Mining Forum 2026 di Kalgoorlie, l’uranio è tornato al centro del dibattito minerario australiano con argomenti concreti, non solo con dichiarazioni di intenti. DevEx Resources ha usato il palco della conferenza per annunciare un cambio di rotta già avviato: l’azienda si è ridefinita interamente attorno all’esplorazione e allo sviluppo di giacimenti uraniferi nel Northern Territory, con l’obiettivo dichiarato di diventare un produttore da 10 milioni di libbre l’anno attraverso due o tre asset.

La managing director Marnie Finlayson, che ha trascorso 17 anni in Rio Tinto prima di guidare DevEx, ha illustrato la logica alla base della scelta. La domanda globale di elettricità cresce a un ritmo che le sole rinnovabili faticano a seguire. Il dato citato è preciso: entro il 2030, l’intelligenza artificiale da sola richiederà 945 terawattora di energia — l’equivalente del consumo annuo dell’intero Giappone. L’energia nucleare, nella visione di DevEx, è la risposta più diretta a questa pressione, come “soluzione green di potenza di base”. L’azienda aveva completato il proprio riorientamento strategico nel febbraio 2025 e si è presentata a Kalgoorlie con 27 milioni di dollari australiani in cassa e tre target di perforazione attivi o in procinto di partire nel Northern Territory.

Il territorio su cui DevEx concentra l’attività non è scelto a caso. Il Northern Territory ospita la Alligator Rivers Uranium Province, una delle regioni più ricche al mondo per dotazione uranífera, con una geologia che il management paragona esplicitamente al bacino di Athabasca in Canada — la provincia che ha prodotto alcune delle miniere ad alto grado più importanti del pianeta. DevEx controlla oltre 14.000 chilometri quadrati di terreno prospettico in quest’area. Il progetto di punta, Nabarlek, insiste sul sito della storica miniera australiana a più alto grado (produzione storica: 24 milioni di libbre a 1,84% di U₃O₈). Le campagne di perforazione del 2023 e 2024 hanno già intersecato mineralizzazioni ad alto grado, e la pianificazione per la fase successiva è in corso.

La strategia di DevEx si articola su tre assi: esplorazione diretta nel Northern Territory, acquisizione di asset uraniferi già avanzati e accordi di partnership con le comunità indigene e con le autorità locali. Non è un approccio improvvisato. L’azienda opera sul progetto Murphy West in joint venture con Barkly Rare Earths, con il diritto di acquisire fino al 75% dei diritti uraniferi spendendo 3,5 milioni australiani in cinque anni. I campionamenti al suolo hanno già identificato anomalie multi-elemento su scala chilometrica.

Il contesto è quello di un’Australia che sta riconsiderando il proprio rapporto con l’energia nucleare dopo decenni di blocco politico. Al Diggers & Dealers 2026, l’uranio non era solo una storia d’esplorazione: era il punto di incontro tra la riconversione energetica globale e le risorse naturali di un paese che ne possiede in abbondanza. Se la domanda di potenza nucleare continuerà a crescere — e tutto lascia pensare che lo farà — il Northern Territory potrebbe diventare uno dei bacini di approvvigionamento più rilevanti del prossimo decennio.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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