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USA e Arabia Saudita firmano l’accordo sul nucleare civile

Washington e Riyadh hanno siglato un accordo di cooperazione sul nucleare civile che apre la strada a un partenariato miliardario pluridecennale. Aziende americane diventeranno i partner preferenziali dell’Arabia Saudita per lo sviluppo di centrali nucleari sul suo territorio.

USA e Arabia Saudita firmano l’accordo sul nucleare civile

Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno firmato un accordo di cooperazione sul nucleare civile destinato a ridisegnare l’equilibrio energetico del Medio Oriente. Chris Wright, Segretario all’Energia americano, e il Principe Abdulaziz bin Salman Al Saud, Ministro dell’Energia saudita, hanno siglato la “Joint Declaration on the Completion of Negotiations on Civil Nuclear Cooperation”, aprendo formalmente la strada a un partenariato che il Dipartimento dell’Energia statunitense ha definito storico.

Il cuore dell’intesa è un accordo ai sensi della Sezione 123 dell’Atomic Energy Act del 1954, affiancato da un accordo bilaterale sulle salvaguardie. La struttura giuridica pone le basi per decenni di collaborazione e miliardi di dollari di investimenti. Secondo la dichiarazione congiunta, le aziende americane diventeranno i partner di riferimento dell’Arabia Saudita per il suo programma nucleare civile, con la garanzia che tutta la cooperazione rispetterà standard rigorosi di non proliferazione. Il Segretario Wright ha precisato che nell’accordo non è previsto alcun trasferimento di tecnologie di arricchimento dell’uranio.

L’Arabia Saudita dispone di vaste riserve di uranio che, secondo le analisi americane, la posizionano in modo favorevole per sviluppare parte del ciclo del combustibile nucleare a supporto della propria strategia energetica domestica. Il paese sta cercando di ridurre la dipendenza dal petrolio per la produzione di elettricità interna, liberando così più barili per l’export. Un reattore nucleare civile permetterebbe a Riyadh di diversificare il mix energetico e ridurre i costi a lungo termine della generazione elettrica, oggi ancora pesantemente basata sugli idrocarburi.

Le trattative tra i due paesi hanno una storia lunga. Discussioni formali erano già in corso durante le amministrazioni Obama e Biden, senza mai raggiungere un accordo definitivo. Il punto critico era sempre stato il cosiddetto “Gold Standard”: la rinuncia all’arricchimento dell’uranio e al ritrattamento del plutonio, come imposto agli Emirati Arabi Uniti nel 2009. L’accordo attuale non include questa condizione nella sua forma più restrittiva, ma prevede un accordo bilaterale di salvaguardie che il Congresso dovrà esaminare. Entrambi i partiti a Washington hanno già espresso attenzione al dossier.

Il Presidente Donald Trump ha aggiunto una variabile politica: l’accordo è condizionato all’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo, il quadro di normalizzazione diplomatica con Israele avviato durante il suo primo mandato. Un passaggio non scontato, ma che renderebbe l’intesa nucleare parte di un riassetto geopolitico regionale più ampio. Le riserve di terre rare saudite — tra cui disprosio e terbio — potrebbero inoltre entrare nella cooperazione, offrendo agli Stati Uniti materie prime strategiche per la filiera energetica e tecnologica.

Se il Congresso approverà l’accordo, l’Arabia Saudita potrebbe diventare uno dei mercati più rilevanti per l’industria nucleare americana nel prossimo decennio. Per le aziende del settore, è un’apertura concreta su un paese con capitali abbondanti, fabbisogno energetico crescente e ambizioni di lungo periodo. Il nucleare civile, in questo scenario, non è solo una questione di kilowattora: è la leva attraverso cui Washington consolida la propria presenza tecnologica e strategica nel Golfo.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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