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Uzbekistan apre all’India: uranio e terre rare al centro del partenariato

Tashkent ha invitato le imprese indiane a investire nel settore minerario e metallurgico, puntando su uranio, terre rare e minerali critici. L’interscambio bilaterale ha superato 1,3 miliardi di dollari nel 2025 e l’obiettivo è raggiungere i 2 miliardi entro il prossimo anno.

Uzbekistan apre all’India: uranio e terre rare al centro del partenariato

L’Uzbekistan ha aperto le porte alle imprese indiane con un messaggio diretto: il Paese è tra i primi dieci al mondo per riserve di oro, rame e uranio, e vuole che New Delhi porti capitali e tecnologia per svilupparle. L’invito è arrivato al forum economico India-Uzbekistan di Nuova Delhi, dove il ministro uzbeko degli Investimenti, del Commercio e dell’Industria, Laziz Kudratov, ha illustrato le opportunità disponibili nella lavorazione del rame, nella produzione siderurgica e nella raffinazione delle terre rare.

L’interscambio bilaterale ha superato per la prima volta quota 1,3 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita del 30% rispetto all’anno precedente. Kudratov ha fissato l’asticella a 2 miliardi entro il 2026 e a 3-5 miliardi negli anni successivi. Oggi circa 400 aziende indiane operano già in Uzbekistan, con un portafoglio di progetti congiunti che supera i 5 miliardi di dollari. I numeri mostrano una relazione già solida, ma ancora sbilanciata: Tashkent importa dall’India molto più di quanto esporti.

Sul fronte dell’uranio il quadro è particolarmente rilevante per il settore nucleare. L’Uzbekistan produce circa 4.000 tonnellate di uranio all’anno, un volume stabile negli ultimi anni. La joint venture Nurlikum Mining, partecipata da Navoiyuran, dal gruppo francese Orano e dalla giapponese ITOCHU, è già avviata verso lo sviluppo del giacimento “South Djengeldi” nella regione di Navoi, con una produzione media attesa di 500 tonnellate annue per un decennio. L’India ha una storia di approvvigionamento uranifero da questa area geografica: in passato aveva già ricevuto forniture dall’Uzbekistan, e oggi cerca di diversificare ulteriormente le fonti per ridurre la dipendenza dal Kazakhstan, che copre circa l’80% del suo fabbisogno.

Il contesto strategico spiega perché New Delhi guarda a Tashkent con interesse crescente. La Cina copriva tra il 60% e l’81% delle importazioni indiane di magneti permanenti per valore tra il 2022 e il 2025. Per ridurre questa esposizione, l’India ha avviato la sua National Critical Mineral Mission e ha già acquisito diritti di esplorazione in Argentina per il litio. L’Uzbekistan, ricco di terre rare, tungsteno, molibdeno, litio e grafite, si inserisce in questa diversificazione come un tassello geograficamente vantaggioso: si trova lungo le rotte del corridoio Nord-Sud e la connettività verso l’Asia centrale passa anche dal porto di Chabahar.

La sfida reale, però, non è estrarre i minerali: è trasformarli. Uzbekistan e Kazakhstan non dispongono oggi di capacità commerciali di separazione e raffinazione delle terre rare su larga scala. Portare in Uzbekistan non solo investimenti minerari ma anche impianti di lavorazione a valle sarebbe il vero salto di qualità per entrambi i Paesi. Se India e Uzbekistan riusciranno a costruire filiere integrate — dall’estrazione alla raffinazione fino alla produzione di leghe — il partenariato potrà incidere davvero sugli equilibri globali delle materie prime critiche, uranio incluso.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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