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Vitiello (WEC Italia): “Il nucleare è un asset strategico, non uno scontro ideologico”

Michele Vitiello, segretario generale del World Energy Council Italia, chiede un approccio senza pregiudizi verso il nucleare sostenibile, da trattare come scelta tecnica e non come terreno di battaglia politica. La posizione arriva mentre il disegno di legge italiano sul nucleare è ancora all’esame del Senato.

Vitiello (WEC Italia): “Il nucleare è un asset strategico, non uno scontro ideologico”

Michele Vitiello, segretario generale del World Energy Council Italia, lo dice senza giri di parole: l’energia è un asset strategico che va trattato “in maniera non partisan, sulla base di razionalità scientifica”. Il nucleare sostenibile deve stare dentro questa logica, senza pregiudizi e senza che diventi, come spesso accade, munizione da campagna elettorale.

Vitiello è intervenuto nel format editoriale “Power Talks”, nato dalla collaborazione tra Italpress e Philia Associates. La sua posizione sul nucleare è netta: serve una fonte stabile che le rinnovabili, da sole, non riescono ancora a garantire. L’intermittenza delle fonti pulite richiede sistemi di accumulo diffusi e costosi. Il nucleare sostenibile, secondo Vitiello, “rappresenta in prospettiva una soluzione meno impattante rispetto alle altre, ed è un investimento strategico sul futuro energetico europeo”. La diversificazione del mix non è un’opzione, è la condizione minima per avere sicurezza e libertà energetica.

Il contesto in cui arriva questa posizione non è neutro. Il disegno di legge italiano sul nucleare sostenibile, approvato dal Consiglio dei Ministri nell’ottobre 2025, è in discussione al Senato. L’obiettivo dichiarato è costruire entro il 2034 il quadro normativo per riaprire la produzione nucleare nel Paese, con una capacità installata attesa tra 8 e 16 gigawatt al 2050, capace di coprire tra l’11% e il 22% della domanda elettrica nazionale. Il piano prevede investimenti nell’ordine dei 60 milioni di euro nel triennio 2027-2029, destinati a ricerca, progettazione e formazione. Sul piano istituzionale, il ddl istituisce anche un’Autorità indipendente per la sicurezza nucleare.

Vitiello individua tre transizioni simultanee: culturale, energetica e digitale. Quella digitale corre. Quella energetica ha bisogno di infrastrutture solide e tempi più lunghi. L’intelligenza artificiale aumenta la domanda di elettricità — e questo rende la stabilità della rete ancora più urgente. Il trilemma energetico — sicurezza, sostenibilità ambientale e accessibilità economica — resta il metro con cui valutare ogni scelta tecnologica, nucleare incluso. Non esistono fonti “di destra o di sinistra”: esistono fonti disponibili da bilanciare.

Il tema del consenso pubblico è parte integrante dell’analisi. Il fenomeno Nimby frena impianti di ogni tipo, non solo nucleari. Vitiello non chiede di ignorare le resistenze: chiede di affrontarle con informazione corretta. “La libertà nasce dalla consapevolezza”, dice. E propone una “lotta agli acronimi”, convinto che una parte della diffidenza dipenda anche dall’opacità del linguaggio tecnico. Se la transizione deve essere giusta, deve prima essere comprensibile.

L’Italia ha aderito all’impegno internazionale per triplicare la capacità nucleare globale, è entrata nell’Alleanza Nucleare europea e contribuisce all’Alleanza industriale sugli SMR. Il percorso è tracciato. La domanda che resta aperta non è se il nucleare tornerà nel mix italiano, ma a quale velocità il quadro normativo e il consenso pubblico riusciranno a tenere il passo con le esigenze reali del sistema energetico. Vitiello sembra convinto che dipenda, in larga parte, dalla qualità della conversazione pubblica che si riesce a costruire da qui in avanti.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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