Davanti al Parlamento europeo riunito a Strasburgo, Ursula von der Leyen ha fissato un obiettivo preciso: portare la quota di elettricità nel consumo energetico dell’Unione europea al 46% entro il 2040, rispetto al livello attuale. Il nucleare è esplicitamente incluso nel percorso, su un piano di parità con le rinnovabili e il biometano, in quello che la presidente della Commissione ha definito un approccio “tecnologicamente neutro”.
Il risparmio atteso è di 260 miliardi di euro l’anno in meno di importazioni di combustibili fossili. Un numero che von der Leyen ha usato come argomento principale per giustificare l’accelerazione sull’elettrificazione. La logica è diretta: meno dipendenza dall’estero significa meno esposizione alle oscillazioni geopolitiche dei mercati energetici. Da quando è esploso il conflitto attorno allo Stretto di Hormuz, l’Europa ha speso 90 miliardi di euro aggiuntivi in importazioni fossili senza aggiungere un solo megawattora di produzione domestica.
Il discorso del 2026 segna uno scarto visibile rispetto al passato. Le parole “green” e “climate” sono comparse appena cinque volte, contro le diciotto del precedente Stato dell’Unione nel 2023. Al loro posto, sicurezza energetica, competitività industriale e autonomia strategica. Il nucleare, che per anni è rimasto ai margini del dibattito europeo ufficiale, è ora citato insieme alle rinnovabili senza riserve né qualificazioni. Non è un dettaglio semantico. Riflette una posizione politica consolidata, spinta dalla Francia e da diversi paesi dell’Europa centrale e orientale.
Sul fronte delle infrastrutture, von der Leyen ha riconosciuto il collo di bottiglia più critico: l’anno scorso l’UE ha installato oltre 80 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, ma un volume sei volte superiore è ancora in attesa di connessione alla rete. Raddoppiare la quota elettrica senza investire nelle reti e nello stoccaggio non porterebbe da nessuna parte. Per questo il discorso ha insistito su un pacchetto grids urgente, da approvare rapidamente al Parlamento.
Il contesto in cui si inserisce questo piano è quello di una Commissione europea che ha già adottato una Strategia europea per i Small Modular Reactor, con l’obiettivo di rendere operativa questa tecnologia entro i primi anni del 2030. La Commissione ha previsto garanzie aggiuntive fino a 200 milioni di euro entro il 2028 per sostenere le prime unità commerciali di tecnologie nucleari avanzate. Lo scenario che si delinea vede i reattori modulari affiancare le grandi centrali esistenti in una rete elettrica più distribuita e resiliente. Se la tabella di marcia verrà rispettata, il 2040 non sarà solo un traguardo di elettrificazione, ma anche il momento in cui il nucleare di nuova generazione inizierà a contribuire in modo misurabile al mix energetico europeo.




