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CANDU rafforza il fronte politico: Dustin Duncan nuovo Co-Chair

La campagna canadese Canadians for CANDU accoglie l’ex ministro del Saskatchewan Dustin Duncan come nuovo Co-Chair, affiancando Jean Chrétien e Mike Harris. L’ingresso arriva mentre la provincia valuta il nucleare di grande scala come pilastro del proprio futuro energetico.

CANDU rafforza il fronte politico: Dustin Duncan nuovo Co-Chair

Dustin Duncan, ex ministro del governo della Saskatchewan con deleghe su energia e sviluppo economico, entra come nuovo Co-Chair della campagna Canadians for CANDU, affiancando l’ex primo ministro canadese Jean Chrétien e l’ex premier dell’Ontario Mike Harris. L’annuncio è arrivato il 26 agosto 2026, in un momento in cui la provincia delle Grandi Pianure sta valutando concretamente il ruolo del nucleare di grande scala nel proprio mix energetico futuro.

La campagna, lanciata nel febbraio 2024 da AtkinsRéalis — gruppo di ingegneria e servizi nucleari con sede a Montreal — punta a promuovere la tecnologia CANDU sia sul mercato interno che sui mercati internazionali. I reattori CANDU funzionano a uranio naturale, senza bisogno di arricchimento: questo significa che il combustibile può essere estratto, raffinato e utilizzato interamente in Canada, eliminando qualsiasi dipendenza da forniture estere. Un vantaggio che, nell’attuale clima di tensioni commerciali con gli Stati Uniti, ha assunto un peso politico preciso.

Duncan porta con sé una conoscenza diretta del tessuto energetico e istituzionale della Saskatchewan. La provincia è già il primo produttore mondiale di uranio e ospita progetti avanzati di piccoli reattori modulari: SaskPower sta valutando due siti per un SMR, a Estevan e a Elbow, mentre il Saskatchewan Research Council lavora all’ottenimento delle licenze per un microreattore. Con l’ingresso nella campagna, Duncan aggiunge una voce credibile e radicata nel contesto locale, diversa dal profilo dei Co-Chair precedenti, entrambi figure nazionali.

Il contesto è rilevante. Un sondaggio pubblicato dalla stessa campagna a luglio 2026, condotto da Relay Strategies, mostra che otto canadesi su dieci preferiscono una tecnologia nucleare che massimizzi l’occupazione locale. Il 72% si fida della tecnologia nucleare canadese più di quella statunitense. Sono numeri che parlano di un cambio d’umore nel Paese: la sovranità energetica è diventata un argomento che funziona nell’opinione pubblica, non solo nei convegni di settore. Canadians for CANDU intercetta questa tendenza e la traduce in pressione politica organizzata.

La tecnologia CANDU ha un vantaggio strutturale che va oltre la questione del combustibile. Canada detiene la proprietà intellettuale sull’intera filiera del ciclo di vita del reattore, dai sistemi di controllo alle procedure di sicurezza. Ogni progetto CANDU costruito sul territorio nazionale genera migliaia di posti di lavoro qualificati: ingegneri, saldatori, operatori di centrale. AtkinsRéalis stima che la domanda globale di elettricità crescerà fino al 30% entro il 2030, e i paesi che vogliono decarbonizzare le reti hanno bisogno di potenza di base affidabile. Il CANDU è già una risposta industrialmente matura, certificata, pronta.

L’ingresso di Duncan nella leadership della campagna segnala qualcosa di preciso: il movimento pro-CANDU si sta radicando nelle province con le maggiori riserve di uranio e con i piani energetici più ambiziosi. La Saskatchewan non è solo un fornitore di materia prima; aspira a diventare un nodo industriale del nucleare canadese. Se la provincia dovesse scegliere la tecnologia CANDU per i suoi impianti di grande scala, sarebbe un effetto dimostrativo difficile da ignorare per le altre province. Duncan, da Co-Chair, è nella posizione giusta per accompagnare quella decisione dall’interno.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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