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Ecora Royalties raddoppia gli utili nel primo semestre 2026 con uranio e minerali critici

Ecora Royalties ha chiuso il primo semestre 2026 con un contributo totale del portafoglio cresciuto del 75% a 31,3 milioni di dollari, trainato da rame, cobalto e uranio. Il segmento specialty metals e uranio ha segnato un +21%, grazie al miniera Four Mile e al prezzo dell’uranio salito a 82 dollari per libbra.

Ecora Royalties raddoppia gli utili nel primo semestre 2026 con uranio e minerali critici

Ecora Royalties ha pubblicato il 2 settembre 2026 i risultati per il primo semestre dell’anno: il contributo totale del portafoglio è salito del 75% a 31,3 milioni di dollari, rispetto ai 17,9 milioni dello stesso periodo del 2025. Gli utili adjusted hanno segnato un +509% a 19,5 milioni di dollari, pari a 7,81 centesimi per azione. Il mercato ha risposto positivamente: il titolo ha guadagnato oltre il 5% in una sola seduta.

Il motore principale della crescita è il portafoglio di metalli di base, con un contributo aumentato del 159% a 22,5 milioni di dollari. La performance del cobalt stream di Voisey’s Bay è stata determinante: Ecora ha ricevuto 266 tonnellate di cobalto nel semestre, a un prezzo medio realizzato di 28,50 dollari per libbra contro i 16,50 dollari di un anno fa. Anche il rame ha spinto i ricavi, con le royalties su Mantos Blancos cresciute del 26% a 4,8 milioni di dollari, nonostante volumi leggermente inferiori, grazie ai prezzi record del metallo rosso.

Sul fronte dell’uranio, il segmento specialty metals e uranio ha generato 4,7 milioni di dollari nel semestre, con un incremento del 21% rispetto ai 3,9 milioni di H1 2025. Il risultato è stato trainato dal miniera australiano Four Mile, che ha registrato due trimestri completi di vendite per un totale di 2,6 milioni di libbre, contro le 1,4 milioni del primo semestre 2025, periodo che era stato penalizzato da una fase di stoccaggio. Le royalties su Four Mile hanno beneficiato anche di un rialzo del 15% del prezzo spot dell’uranio, salito a 82 dollari per libbra dai 71 dollari del 2025. A completare il quadro, la miniera di vanadio Maracas Menchen del gruppo Largo ha segnato un significativo recupero operativo, con un ordine statunitense da circa 60 milioni di dollari in prodotti al vanadio che rafforza la prospettiva per il secondo semestre.

La struttura finanziaria è migliorata in modo rilevante. Il debito netto è sceso a 74,9 milioni di dollari dai 124,6 milioni di un anno prima, mentre il free cash flow ha raggiunto 12,1 milioni nel semestre. Il consiglio di amministrazione ha deliberato un dividendo intermedio di 1,90 centesimi per azione, pari a circa il 25% del free cash flow medio degli ultimi due semestri. La diversificazione geografica resta un punto di forza: il 78% delle attività è localizzato in paesi OCSE, con partner operativi del calibro di Cameco, Vale, BHP e Rio Tinto. L’80% degli asset chiave si colloca nel primo o secondo quartile delle rispettive curve di costo.

L’amministratore delegato Marc Bishop Lafleche ha indicato che la strategia rimane orientata ai minerali critici per l’elettrificazione, con il rame come asse portante ma senza escludere opportunità nell’uranio e nei metalli speciali valutate caso per caso. La riduzione del debito attesa nel secondo semestre 2026, unita a potenziali ulteriori rialzi delle materie prime, potrebbe collocare Ecora in una posizione di vantaggio per nuove acquisizioni di royalties nel settore nucleare e dell’energia pulita, un mercato dove la domanda strutturale di uranio resta in crescita a lungo termine.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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