Helical Fusion ha chiuso il secondo tranche del round Serie B con 3,23 miliardi di yen, pari a circa 20,6 milioni di dollari. La notizia che dà peso all’operazione è l’ingresso di Fuji Electric, colosso giapponese dell’industria elettrica fondato nel 1923, sia come investitore sia come partner ufficiale del programma Helix. Una mossa che porta competenze dirette nella conversione dell’energia e nell’elettronica di potenza all’interno di un progetto di fusione ancora in fase pre-commerciale.
Il programma Helix si articola in due tappe distinte. La prima è Helix HARUKA, il dispositivo di dimostrazione integrata attualmente in costruzione attraverso una partnership pubblico-privata che coinvolge il governo giapponese, l’infrastruttura nazionale di ricerca e il settore manifatturiero del paese. La seconda è Helix KANATA, la prima centrale a fusione vera e propria, attesa per gli anni Trenta. Il capitale raccolto serve ad accelerare entrambe le fasi.
La tecnologia alla base dell’approccio di Helical Fusion è lo stellarator elicoidale, una configurazione diversa dal tokamak: invece di un toroide uniforme, il plasma viene confinato in una geometria che ruota e si attorciglia lungo l’asse, eliminando alcune delle instabilità tipiche dei dispositivi a confinamento magnetico convenzionale. Helical Fusion nasce come spin-off del National Institute for Fusion Science giapponese, che ha sviluppato questa architettura fin dagli anni Cinquanta. Il vantaggio pratico è la capacità di operare in regime stazionario, senza necessità di corrente di plasma indotta dall’esterno. Un design concettuale del reattore è stato pubblicato sulla rivista Physics of Plasmas nel 2023.
Fuji Electric porta in questo contesto un bagaglio industriale specifico: sistemi di controllo e strumentazione, infrastrutture energetiche, tecnologie legate al nucleare e all’elettronica di potenza. Sono esattamente le competenze necessarie non solo per raggiungere le condizioni di fusione, ma per convertire l’energia prodotta in elettricità e immetterla nella rete. È questo il salto che distingue un esperimento scientifico da un impianto produttivo, e la presenza di un operatore industriale di questo calibro segnala che il progetto sta entrando in una fase più concreta di ingegnerizzazione.
Il finanziamento si inserisce in una traiettoria di crescita accelerata per Helical Fusion. Alla fine del 2024 la società aveva concluso un’estensione della Serie A da 5,5 milioni di dollari, portando il totale raccolta a 38 milioni. Il nuovo round amplia la base degli investitori industriali giapponesi attorno al programma Helix, costruendo quella coalizione manifatturiera che serve a portare la fusione dall’asse scientifico a quello della generazione elettrica reale. Se la tabella di marcia regge, Helix KANATA potrebbe diventare uno dei primi impianti a fusione commerciale operativi al mondo nel prossimo decennio.




