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Grafite nucleare made in USA: la scommessa da 1,5 miliardi di Carbonium Core

Carbonium Core punta a costruire la prima filiera americana su scala commerciale di grafite di qualità nucleare, materiale indispensabile per i reattori di quarta generazione e gli SMR. Il CEO Suren Ajjarapu stima un potenziale da 1,5 miliardi di dollari di ricavi annui, con una capacità produttiva target di 50.000 tonnellate l’anno.

Grafite nucleare made in USA: la scommessa da 1,5 miliardi di Carbonium Core

Carbonium Core vuole costruire la prima filiera americana su scala commerciale di grafite di qualità nucleare. Il CEO Suren Ajjarapu ha illustrato la strategia dell’azienda in un’intervista sul canale Wall Street Reporter, delineando un percorso verso una capacità produttiva di circa 50.000 tonnellate metriche l’anno e un potenziale di ricavi annui stimato in 1,5 miliardi di dollari.

La grafite nucleare è uno dei materiali strutturali più rilevanti nei reattori avanzati. Nei progetti di quarta generazione, in particolare i reattori ad alta temperatura raffreddati a gas e i reattori a sali fusi, la grafite funge da moderatore, da matrice del combustibile e da componente strutturale del nocciolo. Negli SMR che adottano questi disegni, la disponibilità di grafite certificata a specifiche nucleari è condizione necessaria, non opzionale. Il problema è che oggi questo materiale viene prodotto quasi interamente fuori dagli Stati Uniti. Ajjarapu è diretto su questo punto: “La grafite nucleare è insostituibile nei reattori avanzati, ma oggi è approvvigionata in misura preponderante dall’estero.”

Per rimediare, Carbonium Core ha sviluppato una tecnologia di purificazione concessa in licenza dall’Oak Ridge National Laboratory, combinandola con feedstock domestici e un modello di produzione integrato. L’obiettivo dichiarato è servire sia i costruttori di reattori sia il settore della difesa e le infrastrutture critiche. La spinta alla quotazione in borsa arriva dalla fusione con TOMI Environmental Solutions (NASDAQ: TOMZ), società già quotata al Nasdaq con cui è stato firmato un accordo definitivo di merger. Alla chiusura dell’operazione, prevista per il terzo trimestre del 2026, Carbonium Core diventerà la società operativa successore, con i suoi azionisti attesi a detenere circa il 90% del capitale combinato. La transazione è strutturata come uno stock deal da 120 milioni di dollari e richiede almeno 10 milioni di finanziamento e l’approvazione del listing Nasdaq.

Il contesto di mercato supporta la tesi industriale. I governi di tutto il mondo, le utility e i grandi gruppi tecnologici stanno investendo centinaia di miliardi di dollari in tecnologie nucleari avanzate, SMR compresi, in parte per soddisfare la crescente domanda elettrica dei data center alimentati dall’intelligenza artificiale. L’industria globale della grafite è valutata tra 13 e 15 miliardi di dollari. La componente riservata agli usi nucleari rappresenta oggi una quota limitata ma con proiezioni di crescita significativa man mano che il parco reattori avanzato si espande. Carbonium Core stima di poter catturare una fetta di quella domanda con un impianto commerciale da 50.000 tonnellate annue, cifra che il management indica come base del calcolo dei ricavi potenziali da 1,5 miliardi.

La dipendenza americana da forniture estere di materiali strategici per il nucleare non riguarda solo la grafite. Il tema delle catene di approvvigionamento critiche è diventato una priorità di policy, con Washington che ha rafforzato incentivi e requisiti di contenuto domestico nell’ambito del più ampio rilancio industriale del settore. In questo quadro, una società che parte da feedstock americano, usa tecnologia sviluppata da un laboratorio nazionale come Oak Ridge e punta a rifornire reattori che saranno costruiti sul territorio nazionale ha una storia da raccontare agli investitori istituzionali oltre che ai clienti industriali.

Se l’operazione con TOMI si chiude nei tempi previsti e il finanziamento viene garantito, Carbonium Core avrà accesso ai mercati di capitali pubblici per finanziare la transizione dalla fase di sviluppo alla produzione commerciale. La tabella di marcia è ambiziosa, come spesso accade in questa fase del ciclo nucleare. Ma la direzione è chiara: colmare un gap di filiera che esiste da decenni, proprio mentre la domanda di reattori avanzati inizia a tradursi in ordini reali.

Tag: Sicurezza energetica SMR (Small Modular Reactors)

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