Home Ambiente e clima Il nucleare francese sdogana il condizionatore:…
Ambiente e clima

Il nucleare francese sdogana il condizionatore: zero sensi di colpa

In Francia il dibattito sull’aria condizionata si scontra con un dato difficile da ignorare: il 95% dell’elettricità del paese è a basse emissioni, con il nucleare che da solo copre circa due terzi della produzione totale. Accendere un condizionatore in Francia ha un costo climatico irrisorio rispetto a quasi qualsiasi altro paese europeo.

Il nucleare francese sdogana il condizionatore: zero sensi di colpa

In Francia, il condizionatore è diventato un caso politico. Ma al centro del dibattito c’è un dato che cambia tutto: il 95% dell’elettricità francese proviene da fonti a basse emissioni di carbonio, con il nucleare che da solo copre circa due terzi della produzione nazionale. Accendere un climatizzatore su quella rete significa emettere una frazione delle emissioni che si produrrebbero in Polonia o in Germania, dove i combustibili fossili pesano ancora in modo significativo nel mix elettrico.

Il confronto con la Germania è eloquente. Berlino ha chiuso i suoi ultimi reattori nell’aprile 2023 e oggi paga l’elettricità a prezzi quasi doppi rispetto alla Francia. Parigi, invece, nel 2024 ha superato per la prima volta la soglia del 95% di produzione elettrica a basse emissioni, raggiungendo un totale di 536,5 TWh secondo i dati del gestore della rete RTE — il valore più alto in cinque anni. La produzione nucleare ha toccato i 361,7 TWh, pari al 67,3% del totale nazionale. Un rimbalzo deciso dopo anni segnati da problemi tecnici alle centrali.

L’argomento ambientale contro i condizionatori, in Francia, si sgonfia da solo. Solo il 24% delle famiglie francesi ha un climatizzatore — quota salita dall’18% di due anni fa, ma ancora lontana dal 50% registrato in Italia o dal 90% degli Stati Uniti. Nel frattempo, solo il 7% delle scuole francesi è dotato di aria condizionata, e durante le ondate di calore di giugno migliaia di istituti hanno dovuto chiudere. Le autorità sanitarie hanno registrato oltre 2.000 morti in eccesso in sei giorni al picco del caldo. L’economista Nicolas Bouzou ha scritto sul Figaro che il nucleare rende la resistenza culturale al condizionatore climaticamente ingiustificabile: l’elettricità è già pulita, il costo in termini di CO₂ è minimo, il rischio per la salute pubblica è reale.

Sul fronte politico, l’aria condizionata ha trovato il suo campione in Marine Le Pen, che a fine giugno ha proposto un “plan clim” nazionale con 23 miliardi di dollari in prestiti a tasso zero per installare unità nelle abitazioni di 30-40 milioni di famiglie. I Verdi, tradizionalmente i più contrari, hanno ammorbidito la posizione: la leader Marine Tondelier ha riconosciuto che il raffrescamento è ormai necessario almeno in scuole e ospedali. Jean-Luc Mélenchon resta scettico. Il governo si muove nel mezzo, approvando unità d’emergenza per gli ospedali senza voler abbandonare l’approccio “isolamento prima di tutto”. Otto delle dieci estati più calde di Parigi si sono verificate nell’ultimo decennio.

Il piano energetico pluriennale francese (PPE3), pubblicato a febbraio 2026, conferma la traiettoria: sei nuovi reattori EPR2 in costruzione, con il primo previsto in servizio nel 2038, e un’opzione per altre otto unità. La vita utile dei 57 reattori esistenti sarà prolungata per garantire già nel 2030 una produzione di 380 TWh dall’atomo. La domanda elettrica è attesa salire dai 445 TWh del 2025 a 618 TWh nel 2035, spinta dall’elettrificazione di industria, edifici e mobilità. L’aumento dei condizionatori fa parte di questa equazione. Più francesi si raffrescano, più aumenta il fabbisogno di rete — e il nucleare è lì a coprirlo, con emissioni vicine allo zero. Il paradosso è che il paese con il mix elettrico più pulito d’Europa continentale sia anche quello con la maggiore resistenza culturale a usarlo per stare al fresco.

Tag: Decarbonizzazione Sicurezza energetica

Articoli simili