India e Uzbekistan hanno annunciato un nuovo accordo pluriennale per la fornitura di uranio, confermato da Narendra Modi al termine dei colloqui a Tashkent con il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev. Le due parti hanno elevato i rapporti bilaterali a una Comprehensive Strategic Partnership, fissato un obiettivo commerciale di 5 miliardi di dollari entro il 2030 e avviato la fase finale della negoziazione per un contratto di fornitura a lungo termine di uranio naturale concentrato.
Il segretario del Ministero degli Esteri indiano, Siby George, ha dichiarato che “i colloqui si sono conclusi positivamente” e che la firma di un accordo formale è attesa “a breve”. La base di questo percorso è già consolidata: nel gennaio 2019, India e Uzbekistan avevano siglato un contratto con la Navoi Mining and Metallurgical Company per la consegna di 1.100 tonnellate metriche di uranio tra il 2022 e il 2026. A marzo 2025, i dati parlamentari indiani mostravano che ne erano già state consegnate 600. Il nuovo accordo punta a rinnovare e ampliare questa cooperazione oltre la scadenza del contratto in vigore.
La scelta di puntare sull’Uzbekistan non è casuale. Il Paese è il quinto produttore mondiale di uranio, con una produzione stimata di circa 4.000 tonnellate nel 2024, pari a circa il 7% della produzione mineraria globale. Le risorse recuperabili ragionevolmente accertate ammontano a oltre 40.000 tonnellate, con un ulteriore bacino di riserve inferite di quasi 50.000 tonnellate. Una fonte stabile, vicina e con capacità estrattiva consolidata.
L’accordo si inserisce in una strategia più ampia. L’India conta attualmente 8,78 GW di capacità nucleare installata e punta a 22 GW entro il 2031-32, con l’obiettivo finale di 100 GW entro il 2047 — più di undici volte il livello attuale. Per alimentare questo percorso, New Delhi sta costruendo una rete diversificata di fornitori. Negli ultimi mesi ha siglato un’intesa con l’Australia per l’export di uranio e ha concluso con la canadese Cameco un contratto da circa 2,6 miliardi di dollari per quasi 22 milioni di libbre di concentrato di minerale uranifero in nove anni, con consegne attese dal 2027 al 2035. L’approvvigionamento dall’Uzbekistan si affianca a quelli già attivi da Kazakhstan, Russia e Canada.
Al di là dell’uranio, la visita di Modi a Tashkent ha prodotto risultati concreti su più fronti: un memorandum sulla cooperazione mineraria e geologica per i minerali critici, impegni su manifattura della difesa, infrastrutture di trasporto multimodale, istruzione e turismo. Il commercio bilaterale ha già segnato una crescita del 33% nell’ultimo anno, raggiungendo 1,3 miliardi di dollari. I due governi prevedono la creazione di un gruppo di lavoro specifico per abbattere le barriere non tariffarie e valutare un Accordo di libero scambio preferenziale.
La traiettoria è chiara. L’India costruisce la propria sicurezza energetica nucleare accordo per accordo, senza dipendere da un unico fornitore. L’Uzbekistan consolida il proprio ruolo di attore strategico nel mercato globale dell’uranio, rafforzando al tempo stesso i legami con una delle economie a più rapida espansione del mondo. Se il contratto formale verrà firmato nei tempi previsti, la partnership tra i due Paesi potrebbe estendersi anche alla cooperazione sui reattori e sulle tecnologie del ciclo del combustibile, rendendo il legame energetico tra Tashkent e New Delhi ancora più strutturale nel decennio che viene.




