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La Cina supererà gli USA nella produzione nucleare entro il 2035

Secondo un’analisi di Gavekal Technologies, la Cina diventerà il primo produttore mondiale di energia nucleare entro il 2035, superando sia gli Stati Uniti che la Francia. A spingere l’accelerazione è anche la domanda energetica legata all’intelligenza artificiale.

La Cina supererà gli USA nella produzione nucleare entro il 2035

La Cina supererà gli Stati Uniti come primo produttore mondiale di energia nucleare entro il 2035. È la previsione di Damien Ma, analista di Gavekal Technologies, contenuta in un report recente che sta facendo discutere nel settore. Il quadro che emerge è quello di un paese che ha trasformato il nucleare in una priorità strategica di Stato, con numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: negli ultimi anni Pechino ha aggiunto da sola 34 gigawatt di capacità nucleare installata, una cifra che nessun altro paese al mondo si avvicina lontanamente.

Gli Stati Uniti restano oggi il maggiore produttore in termini assoluti, con la flotta operativa più grande del pianeta. Ma la distanza si sta riducendo rapidamente. La Cina rappresenta attualmente quasi la metà di tutti i reattori nucleari in costruzione nel mondo, e secondo le stime di Gavekal Technologies raggiungerà la capacità americana entro cinque anni. Non si tratta solo di volumi: Pechino ha anche consolidato una posizione di vantaggio in un ampio ventaglio di tecnologie nucleari avanzate, dai reattori a gas ad alta temperatura agli impianti di quarta generazione.

Un fattore decisivo è la velocità costruttiva. La Cina riesce a completare un nuovo impianto nucleare in circa sei anni, contro oltre un decennio richiesto dagli ultimi reattori americani — i Vogtle, in Georgia, diventati simbolo dei ritardi strutturali del settore occidentale. Questa differenza non è accidentale: è il risultato di anni di investimenti in filiere industriali, formazione del personale e standardizzazione dei processi. Il 15° Piano quinquennale cinese ha confermato il nucleare come pilastro della politica energetica nazionale, inquadrandolo insieme alla sicurezza energetica, all’innovazione tecnologica e al posizionamento geopolitico globale.

A dare ulteriore spinta alla corsa nucleare cinese è la domanda generata dall’intelligenza artificiale. I data center richiedono quantità enormi di energia continua e affidabile, e il nucleare è l’unica fonte in grado di garantire quella densità di potenza su base stabile. Pechino lo ha capito prima degli altri e ha strutturato la propria espansione anche in funzione di questo fabbisogno. Nel frattempo, Pechino ha firmato un accordo con l’AIEA per condividere le proprie competenze sui reattori a gas ad alta temperatura — un passo insolito per un settore storicamente molto chiuso, che segnala anche una volontà di proiezione internazionale della tecnologia cinese.

Gli Stati Uniti non sono fermi: l’amministrazione Trump ha dichiarato apertamente l’intenzione di affermare il primato americano nel mercato nucleare globale, investendo su reattori di nuova generazione e fusione. Ma il divario nei ritmi di costruzione, nella capacità industriale e nel sostegno pubblico al settore rimane ampio. Se la Cina mantiene il passo attuale, il sorpasso non è solo probabile — è già scritto nelle traiettorie di crescita. E a quel punto, la domanda non sarà più chi produce di più, ma chi riesce a esportare la propria tecnologia nucleare nel resto del mondo.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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