L’Etiopia ha individuato tre possibili località per la sua prima centrale nucleare. Lo ha annunciato il primo ministro Abiy Ahmed durante una visita alla Ethiopian Nuclear Energy Commission, l’ente che coordina il programma nazionale.
L’impianto avrà due reattori da 1.200 megawatt ciascuno, per una capacità complessiva di 2.400 MW. La fase successiva prevede tre passaggi: verificare l’idoneità dei siti proposti, preparare quello scelto e firmare l’accordo con l’azienda che fornirà la tecnologia. Costi di costruzione, schema di finanziamento e data di entrata in servizio non sono ancora stati comunicati ufficialmente.
Il partner è la russa Rosatom. Nel settembre 2025 Addis Abeba e Mosca hanno firmato a Mosca un piano d’azione tra Rosatom e Ethiopian Electric Power, alla presenza di Abiy e di Vladimir Putin. Il documento fissa la tabella di marcia per studi di fattibilità, infrastrutture, preparazione normativa e formazione del personale. Secondo le analisi di settore, il progetto prevede reattori VVER-1200 e una messa in servizio tra il 2032 e il 2034.
L’ultimo passo formale è un accordo di riservatezza tra la commissione e Rosatom, firmato a Mosca dal capo dell’ente, Sandokan Debebe, e da Andrey Rozhdestvin, direttore generale di Rosatom Energy Projects. Il ministero degli Esteri etiope lo presenta come uno strumento per attuare le intese già raggiunte sull’uso pacifico della tecnologia nucleare.
La commissione è stata istituita dal Consiglio dei ministri nell’ottobre 2025, con il compito di guidare l’impiego del nucleare nell’accesso all’elettricità, nell’industria, nella sicurezza alimentare, nella sanità e nella ricerca. Abiy ha ricordato che un’energia affidabile serve a industrializzazione, manifattura e infrastrutture digitali. Ha aggiunto che la tecnologia nucleare può dare un contributo anche in sanità, agricoltura e tutela ambientale.
La scelta risponde a un problema concreto. Il sistema elettrico etiope poggia in gran parte sull’idroelettrico, mentre la domanda cresce con una popolazione numerosa e con l’industrializzazione. Una centrale da 2.400 MW darebbe una produzione stabile, indipendente dalle stagioni idrologiche. Abiy ha insistito su sicurezza e uso responsabile, e ha indicato nella formazione di personale qualificato e nella ricerca due condizioni per far funzionare il programma.
Con i siti candidati e il fornitore già individuato, il passo decisivo sarà il contratto per la tecnologia. Se il calendario regge, l’Etiopia potrebbe unirsi ai Paesi africani con un reattore di grande taglia in esercizio nella prima metà del prossimo decennio.




