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Hephaestus esce dal silenzio con 17,2 milioni per magneti HTS senza terre rare

La startup londinese Hephaestus presenta un round da 17,2 milioni di dollari guidato da CiRi Ventures. Produrrà superconduttori HTS senza terre rare in New Jersey dal 2027 e punta a un reattore a guadagno netto entro il 2030.

Hephaestus esce dal silenzio con 17,2 milioni per magneti HTS senza terre rare

Hephaestus, società londinese della fusione nucleare, esce dalla fase stealth con un round da 17,2 milioni di dollari guidato da CiRi Ventures. L’annuncio è del 21 ottobre 2026. I fondi finanziano la produzione di superconduttori ad alta temperatura (HTS) privi di terre rare e un reattore dimostrativo previsto entro il 2030.

Hanno partecipato al round anche Prescience Ventures, Teampact Ventures, Climate Capital e Unruly Capital. La società è nata a Londra nel 2019, ha uffici a Londra, Roma e New York e una grande struttura produttiva nel New Jersey. Proprio lì, in un nuovo stabilimento da circa 70.000 piedi quadrati, la produzione di magneti HTS partirà nel 2027. Hephaestus assume in tutte e tre le sedi europee e americane e ha avviato colloqui in accesso anticipato con altri sviluppatori di fusione interessati alla fornitura.

Il primo filone riguarda i materiali. I magneti HTS oggi usati nella fusione sono realizzati con il REBCO, ossido di rame, bario e terre rare. La sua produzione è lenta, costosa da espandere e concentrata in regioni a rischio geopolitico. Hephaestus lavora su alternative senza terre rare, individuate con la piattaforma di intelligenza artificiale MaDi-AI. L’azienda dichiara di aver identificato, prodotto e caratterizzato in laboratorio più materiali HTS inediti, validati dal National Physical Laboratory britannico.

Il secondo filone riguarda il plasma. Un solutore AI ha esplorato l’intero spazio dei parametri di progetto dei tokamak, senza vincoli legati ai materiali e ai disegni già adottati dal settore. Il risultato indica la triangolarità negativa come la configurazione più promettente per una fusione a basso costo. Questa geometria inverte la tipica forma a D del plasma. Secondo l’azienda riduce i costi dei magneti e attenua le instabilità di bordo, gli ELM, che complicano e rendono più cari i reattori convenzionali. Risultati di impianti nel mondo, tra cui DIII-D, vanno nella stessa direzione.

Il quadro competitivo ha un’altra scala. Commonwealth Fusion Systems ha raccolto un miliardo di dollari a luglio e Tokamak Energy ne ha ottenuti 125 milioni. Hephaestus si rivolge quindi anche ai concorrenti, come fornitore di magneti oltre che sviluppatore di reattori. Il CEO e fondatore Jack Zamattio lo dice così: la fusione può aggiungere decine di GW l’anno alla rete, ma solo se diventa accessibile e industrialmente replicabile.

Restano da dimostrare i test di magneti a grande scala e il costo commerciale reale. L’obiettivo del 2030 è un reattore con guadagno netto (Q>1), che misura l’energia del plasma e non la produzione di elettricità. Se la linea del New Jersey parte nei tempi, il 2027 mostrerà per la prima volta se un HTS senza terre rare regge una produzione industriale. L’Italia segue la vicenda da vicino: a Roma Hephaestus ha una delle sue sedi, in un Paese dove la ricerca sulla fusione ha una tradizione consolidata.

Tag: SMR (Small Modular Reactors) Transizione energetica

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