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L’India apre il nucleare ai privati: Sitharaman chiama le aziende a investire

La ministra delle Finanze indiana Nirmala Sitharaman ha ribadito l’apertura del settore nucleare alla partecipazione privata, invitando le aziende a cogliere le opportunità offerte dal governo. L’India punta a 100 GW di capacità nucleare entro il 2047 nell’ambito del piano Viksit Bharat.

L’India apre il nucleare ai privati: Sitharaman chiama le aziende a investire

La ministra delle Finanze indiana Nirmala Sitharaman ha ribadito con forza l’apertura del settore nucleare alla partecipazione privata, chiedendo all’industria del Paese di farsi avanti per rispondere alle esigenze di sviluppo nazionale. Il messaggio è diretto: il governo ha fatto la sua parte, aprendo spazi che erano rimasti chiusi per decenni. Tocca ora alle aziende muoversi.

Il contesto è quello del piano Viksit Bharat, l’ambizioso progetto di modernizzazione che punta a trasformare l’India in un Paese sviluppato entro il 2047, anno del centenario dell’indipendenza. Tra gli obiettivi dichiarati c’è lo sviluppo di almeno 100 GW di capacità nucleare entro quella data, considerato indispensabile per la transizione energetica dal carbone. Attualmente l’India dispone di circa 6,9 GW nucleari in esercizio, con altri 5,4 GW in costruzione. Lo spazio da colmare è enorme.

Il percorso di apertura ha radici recenti ma ha già prodotto atti concreti. Nel bilancio 2025-26, presentato il 1° febbraio, Sitharaman aveva annunciato la Nuclear Energy Mission, dotata di 20.000 crore di rupie — circa 2,1 miliardi di dollari — per sviluppare almeno cinque reattori modulari di piccola taglia di progettazione indiana, i cosiddetti Bharat SMR, da rendere operativi entro il 2033. La stessa legge di bilancio aveva previsto modifiche all’Atomic Energy Act e al Civil Liability for Nuclear Damage Act, i due principali ostacoli che fino ad oggi avevano tenuto i privati lontani dal settore. A dicembre 2025, la Camera bassa del parlamento ha approvato lo SHANTI Bill — Sustainable Harnessing and Advancement of Nuclear Energy for Transforming India — che pone le basi per consentire a imprese private indiane e a joint venture con partecipazione straniera di richiedere licenze per costruire e gestire centrali nucleari.

La risposta dell’industria non si è fatta attendere. Dopo l’annuncio di febbraio, gruppi come Jindal Nuclear Power, Tata Power e Vedanta hanno manifestato interesse. Il settore spaziale, aperto ai privati qualche anno prima, ha funzionato da modello: quella liberalizzazione ha generato un ecosistema produttivo che il governo cita oggi come precedente da replicare nel nucleare. La differenza è che il nucleare richiede modifiche normative più profonde e una gestione della responsabilità civile che ancora deve essere definita con precisione.

L’apertura agli investitori privati cambia la geometria del settore in modo strutturale. Fino a ieri, solo la Nuclear Power Corporation of India (NPCIL) poteva costruire e gestire impianti nucleari commerciali nel Paese. Il nuovo quadro normativo in costruzione prevede che le imprese private possano accedere anche alla filiera dell’uranio — estrazione, importazione, trasformazione — fino ad oggi riservata agli enti statali. Se il processo legislativo si completerà, l’India potrebbe contare su flussi di capitale privato per finanziare una parte significativa dei 18 nuovi reattori che NPCIL prevede di aggiungere al mix energetico nazionale entro il 2031-32, per raggiungere i 22 GW complessivi. Il segnale politico è chiaro e le aziende lo hanno recepito. Resta da vedere con quale velocità il quadro normativo si tradurrà in cantieri aperti.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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