Proxima Fusion ha annunciato un round da 411 milioni di euro — circa 468 milioni di dollari — portando la propria valutazione a 2,4 miliardi di euro e diventando la società di fusione più finanziata d’Europa. Il round è stato guidato da XTX Ventures e East X Ventures, con la partecipazione strategica di RWE e Google. Tra gli altri investitori figurano KfW Capital, SPRIND, Balderton Capital, Cherry Ventures e DST Global Partners, a riconferma della fiducia di chi aveva già partecipato ai round precedenti.
Fondata a Monaco nel 2023 come primo spin-out del Max Planck Institute for Plasma Physics, Proxima Fusion ha percorso molta strada in poco tempo. Il team — oltre 150 tra fisici, ingegneri e operatori — è guidato dal CEO Francesco Sciortino, che prima di fondare l’azienda ha lavorato allo stesso istituto come coordinatore europeo per la ricerca sui tokamak, per poi concentrarsi sugli stellaratori dopo i risultati ottenuti con il Wendelstein 7-X. Gli altri co-fondatori vengono da MIT, Harvard, SpaceX, Tesla e McLaren. È questa la densità di competenze su cui si regge il progetto.
Il piano industriale si articola in tre tappe. Entro il 2027, Proxima completerà lo Stellarator Model Coil, un magnete dimostrativo che dovrà validare l’uso dei superconduttori ad alta temperatura nei magneti per stellaratori — tecnologia sviluppata in collaborazione con il Paul Scherrer Institute in Svizzera. Seguirà la costruzione del dimostratore Alpha, prevista per inizio 2027, con l’obiettivo di raggiungere il bilancio energetico netto entro il 2031. Alpha sorgerà nei pressi di Garching, sede del Max Planck IPP. Il traguardo finale è Stellaris, il primo impianto commerciale a stellaratore al mondo, da costruire sull’area dell’ex centrale a fissione di Gundremmingen, in Baviera, con RWE come partner industriale.
Lo stellaratore quasi-isodynamico — il tipo di macchina su cui lavora Proxima — ha una caratteristica che lo distingue dal tokamak usato da ITER: le correnti toroidali nel plasma si annullano a zero, consentendo un’operazione continua e stabile. Questo lo rende, almeno in teoria, più adatto alla produzione commerciale di elettricità. Il concetto Stellaris, pubblicato in un articolo peer-reviewed a febbraio 2025, è stato definito il primo progetto integrato al mondo per una centrale a fusione progettata per funzionare in modo affidabile e continuativo. A luglio 2025 il governo federale tedesco aveva già inserito la fusione tra le sei tecnologie critiche del futuro del paese, stanziando oltre un miliardo di euro per la ricerca entro il 2028.
Con questo finanziamento Proxima supera i 650 milioni di euro raccolti complessivamente. Google ha scelto di investire anche nella concorrente americana Commonwealth Fusion Systems, segnale che i grandi capitali tech considerano la fusione un mercato reale, non un’ipotesi. RWE, dal canto suo, ha investito 25 milioni di euro pochi mesi dopo aver firmato l’accordo per ospitare Stellaris a Gundremmingen — una sequenza che trasforma un memorandum d’intesa in un impegno finanziario concreto. Se Alpha dimostrerà il bilancio energetico netto entro i primi anni ’30, la strada verso la prima centrale a fusione europea sarà tracciata in modo difficilmente reversibile.




