Il 7 luglio 2026, Reveille Resources ha fatto il suo ingresso all’Aquis Growth Market di Londra, portando in Borsa l’opportunità più concreta che l’Italia abbia visto da decenni nel settore dell’uranio. La società ha raccolto 2 milioni di sterline attraverso l’IPO, a cui si aggiungono 680.000 sterline da sottoscrizioni pre-quotazione. Le azioni hanno chiuso il primo giorno di contrattazioni a un multiplo del prezzo di collocamento fissato a 5 pence, con una capitalizzazione di mercato iniziale di circa 4 milioni di sterline. Il mercato ha risposto.
L’obiettivo è riaprire due giacimenti storici nel nord Italia: Novazza, in provincia di Bergamo, e Val Vedello, in provincia di Sondrio. Le stime storiche parlano di circa 1.000 tonnellate di uranio metallico a Novazza e di circa 6.000 tonnellate di ossido di uranio in Val Vedello. Entrambi i siti furono esplorati tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta nell’ambito del programma nucleare nazionale italiano, con Agip Nucleare che portò avanti le indagini per conto del Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare. A Novazza vennero scavati oltre 6 km di gallerie sotterranee su quattro livelli distinti; in Val Vedello lo sviluppo sotterraneo superò gli 11 km, con 60.000 metri di perforazioni. Un’infrastruttura già esistente, che oggi costituisce un vantaggio operativo concreto per qualsiasi campagna di esplorazione moderna.
Reveille è uno spin-off di Zenith Energy, società energetica canadese con sede a Calgary guidata da Andrea Cattaneo, costruita insieme ad Ajax Resources — il veicolo minerario di Ippolito Ingo Cattaneo. La struttura societaria prevede che Zenith detenga il 25,26% di Reveille, rendendola il principale azionista, con Ajax al 15,02%. I fondatori si sono impegnati a un lock-in volontario di dodici mesi. Il progetto era già in corso attraverso Futuro Energetico Italiano, la società di scopo italiana che ha presentato le domande di permesso esplorativo nel 2025: quella per Novazza il 16 aprile, quella per Val Vedello entro il 15 luglio. I tempi attesi per le valutazioni di impatto ambientale sono tra sei e nove mesi.
La scelta di quotarsi a Londra — “centro di scambio minerario dal 1700”, come ha dichiarato Andrea Cattaneo — risponde a una logica precisa: il mercato finanziario londinese ha una cultura consolidata nell’investment in risorse naturali, e le società focalizzate su un unico minerale trovano lì la loro naturale collocazione. Il Progetto Lombardia è definito come il progetto faro di Reveille, ma la strategia guarda all’Europa intera, con la Svezia indicata come secondo territorio d’interesse per le sue riserve di uranio. Il budget destinato alle verifiche ambientali e alla progettazione è di 1,5 milioni di sterline; le decisioni sulle fasi successive dipenderanno dagli esiti di quelle analisi.
Il contesto che rende tutto questo possibile è il cambiamento di postura dell’Italia sul nucleare. Il governo Meloni ha incluso nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, presentato all’UE nel 2024, un obiettivo di produzione nucleare tra l’11% e il 22% del fabbisogno elettrico entro il 2050, con gli small modular reactor come tecnologia di riferimento. La crescente attenzione europea alla sicurezza energetica e all’approvvigionamento di minerali strategici da fonti occidentali fornisce il quadro entro cui Reveille si muove. Se le domande di permesso riceveranno l’autorizzazione e le risorse storiche verranno validate con metodologie moderne, i due giacimenti lombardi potrebbero diventare un tassello dell’autonomia uranífera europea — non un primato, ma un contributo reale a una filiera che l’Europa sta cercando di costruire al proprio interno.


