Il Ministero del Commercio e dell’Industria di Singapore ha firmato oggi, 17 agosto, un memorandum d’intesa con la China Atomic Energy Authority (CAEA) per cooperare nell’uso pacifico della tecnologia nucleare. L’accordo è stato siglato a Pechino dal Segretario Permanente Augustin Lee e dal vicepresidente della CAEA Liu Jing, alla presenza del Ministro Dr Tan See Leng e del presidente della CAEA Shan Zhongde.
L’intesa copre un ventaglio di ambiti tecnici: valutazioni di sicurezza sulle tecnologie dei reattori, formazione del personale, visite scientifiche, comunicazione pubblica, salvaguardie nucleari e applicazioni civili della tecnologia atomica. Singapore non ha ancora preso una decisione definitiva sull’adozione del nucleare, ma la logica è chiara: costruire le competenze prima che serva farlo, non dopo. Il ministro Tan lo ha detto senza giri di parole — “stiamo costruendo queste fondamenta, un’intesa alla volta.”
Questo accordo con Pechino si inserisce in una strategia di diversificazione delle fonti di conoscenza che Singapore persegue con metodo. Il Ministero del Commercio ha precisato che l’intesa con la Cina si affianca a quelle già attive con Francia, Corea del Sud e Stati Uniti. Con Washington il quadro è particolarmente solido: il “123 Agreement” per la cooperazione civile nucleare è entrato in vigore a dicembre 2024, aprendo la strada alla condivisione di tecnologia avanzata, inclusi i piccoli reattori modulari. A questo si aggiunge un Memorandum sulla cooperazione strategica nucleare firmato a gennaio 2025, e accordi specifici tra l’Energy Market Authority e due istituzioni americane di ricerca — l’Idaho National Laboratory e il Battelle Memorial Institute — per rafforzare le competenze tecniche locali.
Il contesto interno spinge in questa direzione. Il primo ministro Lawrence Wong, nel discorso di bilancio 2025, ha annunciato che il governo studierà il possibile impiego del nucleare per la generazione elettrica, con passi concreti per sviluppare capacità autonome di valutazione. Singapore si prepara anche alla revisione dell’IAEA — la cosiddetta missione INIR di Fase 1 — programmata per il 2027, che misura la maturità infrastrutturale di un paese rispetto all’adozione del nucleare. Avere accordi firmati con più partner internazionali è parte di questa preparazione.
Quel che emerge dal quadro complessivo è una scelta di pragmatismo geopolitico. Singapore tratta con Cina e Stati Uniti in parallelo, senza scegliere un campo, cercando invece di accumulare conoscenze da più tradizioni tecnologiche. Le filiere nucleari cinese e americana sono profondamente diverse — per tipo di reattori, per standard regolatori, per storia industriale. Avere accesso a entrambe dà a Singapore un punto di osservazione più ampio per decidere, quando arriverà il momento, quale strada percorrere. E quel momento, stando al ritmo degli accordi firmati negli ultimi dodici mesi, potrebbe essere meno lontano di quanto sembri.




