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American Fusion ottiene l’agibilità della sede Texatron e prepara quattro offerte ai data center

American Fusion ha ricevuto il permesso di occupazione per la nuova sede di Fort Worth dedicata al Texatron e lavora a quattro proposte per data center texani. L’azienda punta anche a un campus di ricerca nel Nord del Texas e riprende i test al Texas Tech.

American Fusion ottiene l’agibilità della sede Texatron e prepara quattro offerte ai data center

American Fusion, la società quotata su OTCQB con la sigla AMFN, ha ottenuto il permesso di occupazione per la nuova sede di Fort Worth, in Texas. Il sito ospiterà ingegneria, assemblaggio e ricerca del Texatron, il suo sistema di fusione compatto a impulsi. L’azienda prevede di iniziare il trasloco entro il primo novembre.

Il comunicato del 22 ottobre elenca altri passaggi. American Fusion prepara proposte per almeno quattro nuovi progetti di data center in Texas, dove cerca i primi clienti per la piattaforma. Lavora poi alla chiusura dell’acquisto di un terreno nel Nord del Texas, che dovrebbe diventare un campus permanente per ricerca e collaudi, con laboratori e strutture diagnostiche. Sul fronte finanziario sono in corso trattative con investitori istituzionali e l’azienda ha avviato l’incarico al revisore dei conti.

La sede dà al team tecnico un luogo dedicato dove costruire, modificare e migliorare i sistemi e le attrezzature di ricerca. Il direttore tecnico e inventore del Texatron, Brandenburg, la definisce la base operativa stabile del programma. Fino a luglio l’azienda lavorava da una struttura ingegneristica temporanea nella stessa area.

Il Texatron è pensato per la generazione elettrica commerciale futura. Il combustibile previsto è una miscela di deuterio ed elio-3, con un approccio di conversione diretta che mira a ricavare corrente dai prodotti carichi della fusione. I brevetti depositati riguardano camere di confinamento toroidali cave, sistemi di iniezione del combustibile e bobine elettromagnetiche integrate. Il programma indica due taglie: un modello da 500 kW e uno da 5 MW in versione pre-produzione.

I test sono la parte più delicata. Una prima serie di prove di laboratorio ha convalidato i sottosistemi di ingegneria e ha fatto funzionare la piattaforma con combustibile non radioattivo. I collaudi in bunker al Texas Tech University sono ripartiti da una fase iniziale e l’azienda si prepara a riprenderli. L’azienda precisa che la piattaforma non ha ancora dimostrato accensione della fusione, guadagno netto di energia o produzione elettrica commerciale.

Il mercato di riferimento è quello dei data center, che in Texas chiedono molta elettricità e cercano fonti continue. Un sistema modulare da pochi megawatt si adatterebbe a questa domanda, se le prove confermeranno le prestazioni dichiarate. Il passaggio da prototipo a prodotto richiederà risultati ripetibili in laboratorio e finanziamenti adeguati.

Nei prossimi mesi contano tre scadenze: il trasloco nella nuova sede, la chiusura dell’acquisto del terreno e la ripresa dei test al Texas Tech. Se i dati sperimentali arriveranno, le proposte ai data center potranno trasformarsi in accordi di fornitura.

Tag: Energie rinnovabili SMR (Small Modular Reactors)

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