American Fusion Inc. (OTCQB: AMFN) ha avviato il programma sperimentale del suo motore a fusione Texatron™ presso i laboratori del Dipartimento di Fisica e Astronomia della Texas Tech University. Sette ingegneri e scienziati dell’azienda hanno allestito l’ambiente di ricerca, verificato la strumentazione e convalidato il sistema di innesco remoto del plasma, un passaggio tecnico necessario per garantire operazioni sicure e ripetibili durante le fasi di test.
Il Texatron™ è una piattaforma di fusione aneutronica a compressione magnetica pulsata. Utilizza l’energia immagazzinata in un banco di condensatori per generare un breve impulso magnetico intenso, progettato per comprimere il plasma verso l’interno. Le onde d’urto e la compressione riscaldano il plasma man mano che la densità aumenta. Il combustibile previsto è una miscela di deuterio ed elio-3 (D–³He): una coppia di elementi che, nella reazione, produce principalmente particelle cariche energetiche anziché neutroni, riducendo così la degradazione dei materiali strutturali e la produzione di scorie radioattive a lunga vita rispetto ai sistemi D-T convenzionali.
I test in corso valutano due configurazioni distinte. La più piccola prevede una camera da 11 pollici con una colonna di plasma da 25,4 mm, pensata per un’unità da 500 kilowatt, con un volume plasmatico attivo di 445 centimetri cubici. I modelli calcolano circa 1,3×10¹⁵ reazioni di fusione per impulso, equivalenti a 3,9 kilojoule di energia termica lorda. La versione più grande espande la camera a 23 pollici con una colonna di plasma da 50,8 mm, destinata a un sistema da 5 megawatt: il volume plasmatico supera gli 8 volte quello del prototipo minore, e la resa calcolata arriva a 32,6 kilojoule per impulso, con una potenza di picco di 32,6 gigawatt durante la finestra temporale del singolo microsecondo. Questi restano calcoli modellistici, non misurazioni di output effettivo.
American Fusion ha completato anche un’analisi tecnica dettagliata delle condizioni di pressione e temperatura richieste per avvicinarsi all’accensione D–³He. L’analisi, curata dal fisico Dr. John Brandenburg, considera densità ioniche dell’ordine di 10¹⁷ per centimetro cubico e temperature pre-accensione di diversi kiloelettronvolt. Il prossimo obiettivo dichiarato è caratterizzare il cosiddetto triple product — la relazione tra densità, temperatura e tempo di confinamento — che governa le condizioni necessarie per l’ignizione della fusione. L’azienda ha già assicurato scorte di deuterio sufficienti a coprire le attività di test previste fino alla fine del 2026.
La piattaforma Texatron™ è concepita come una famiglia di sistemi modulari con configurazioni pianificate che vanno da circa 1 MW fino a 500 MW, pensati per applicazioni industriali, commerciali e di rete in aree con accesso limitato alle infrastrutture energetiche tradizionali. Se i test confermeranno le condizioni di plasma necessarie e si arriverà alla dimostrazione del guadagno netto di energia, Texatron™ potrebbe aprire una strada concreta verso la fusione commerciale aneutronica, un segmento ancora largamente inesplorato rispetto al mainstream tokamak. La strada è lunga, ma i primi passi in laboratorio sono stati compiuti.




