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Geiger Counter: NAV uranio +21,6% in sei mesi, la domanda globale traina i ritorni

Il fondo britannico Geiger Counter ha chiuso il semestre al 31 marzo 2026 con un balzo del valore patrimoniale netto del 21,57%, da 71,66 a 87,12 pence per azione. A guidare la performance, il ritorno dello spot uranio sopra i 100 dollari per libbra e una domanda globale di energia nucleare in crescita strutturale.

Geiger Counter: NAV uranio +21,6% in sei mesi, la domanda globale traina i ritorni

Geiger Counter Limited ha pubblicato la relazione semestrale al 31 marzo 2026 registrando un aumento del valore patrimoniale netto per azione del 21,57%, passato da 71,66 pence a 87,12 pence. Il prezzo del titolo ha guadagnato il 10,65%, chiudendo il periodo a 66,50 pence. Un risultato che riflette la fase di ripresa del mercato dell’uranio iniziata nell’autunno del 2025.

Il movimento dello spot U₃O₈ racconta bene il clima di quei sei mesi: partito da 81,9 dollari per libbra a settembre 2025, il prezzo ha toccato un picco di 101,5 dollari per libbra prima di assestarsi a 84 dollari a fine periodo. Il prezzo medio dei contratti a lungo termine si è stabilizzato nella fascia bassa dei 90 dollari per libbra. Un intervallo che riflette sia la domanda crescente delle utility sia la contrazione dell’offerta globale. Sul fronte dell’offerta, Cameco ha ridotto le stime di produzione a McArthur River a causa di ritardi nello sviluppo delle nuove zone minerarie, mentre Kazatomprom — che controlla circa il 45% della produzione mondiale primaria — ha tagliato del 10% i volumi consentiti dai propri accordi di utilizzo del sottosuolo per il 2026. Meno minerale disponibile, stessa domanda in crescita: la pressione sui prezzi resta strutturale.

Nel corso del periodo il fondo ha riacquistato 8.144.747 azioni ordinarie per un costo complessivo di 4,7 milioni di sterline, operazione finalizzata a fornire liquidità e sostenere il valore per azione. Successivamente alla chiusura del semestre, l’esercizio dei diritti di sottoscrizione annuali ha portato a un’ulteriore raccolta di 7,8 milioni di sterline. La gestione del portafoglio è stata affidata a Manulife Investment Management Limited in Canada, con Diana Racanelli e Craig Bethune operativi dal 18 maggio 2026. Un cambio che segna una continuità di orientamento: il fondo resta interamente focalizzato sulle società di esplorazione e produzione di uranio.

Il consiglio di amministrazione cita esplicitamente due driver di lungo periodo. Il primo è la domanda energetica dei data center legata all’intelligenza artificiale, che richiede una fonte di generazione continua e priva di emissioni — caratteristica che il nucleare garantisce e che le rinnovabili intermittenti non possono replicare da sole. Il secondo è l’impegno politico internazionale: 38 paesi si sono già impegnati a triplicare la capacità nucleare installata entro il 2050. Questo impegno si traduce in contratti a lungo termine, nuovi reattori in costruzione e una domanda di uranio destinata a crescere per decenni. Gli analisti di Sprott stimano un deficit cumulato di 197 milioni di libbre entro il 2040, un numero che da solo spiega perché i gestori del settore mantengano un orientamento costruttivo nonostante la volatilità di breve periodo dello spot.

Con la gestione ora affidata a Manulife e un portafoglio orientato verso produttori con volumi di uranio non ancora contrattualizzati, Geiger Counter si posiziona per catturare il prossimo ciclo di contrattazione delle utility, che molti operatori del settore attendono già nel corso del 2026. Se la domanda industriale e quella finanziaria convergeranno di nuovo — come accaduto nel picco di gennaio — lo spot potrebbe tornare stabilmente sopra i 100 dollari per libbra, trascinando con sé i valori azionari dei produttori. Il fondo ha già dimostrato di saper trasformare quella dinamica in ritorni concreti per i propri azionisti.

Tag: Sicurezza energetica Uranio

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