La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il Ratepayer Protection Act con 417 voti a favore e soli 3 contrari. Il provvedimento impone ai grandi data center — quelli con consumi superiori a 100 megawatt — di farsi carico dei costi di infrastruttura elettrica generati dalla propria domanda, senza più poterli scaricare sulle bollette dei consumatori ordinari. Il mercato ha reagito in poche ore: i titoli nucleari hanno registrato rialzi tra il 9% e il 12%.
Oklo ha guadagnato l’11,31% nella seduta di giovedì. X-Energy ha guidato i rialzi del settore con un balzo del 12,08%, portando il titolo a 16,33 dollari. NuScale Power ha avanzato dell’8,92%, mentre NANO Nuclear Energy ha segnato un +8,5%. Non è una coincidenza: tutti questi nomi sviluppano reattori modulari di piccola taglia, i cosiddetti SMR, progettati per fornire energia direttamente on-site a grandi strutture industriali e tecnologiche.
La logica che lega il voto congressuale al nucleare è diretta. Se un operatore di data center deve sostenere per intero i costi di connessione e potenziamento della rete, la generazione dedicata e indipendente — quella che un reattore come l’Aurora powerhouse di Oklo può offrire — diventa economicamente interessante. Aurora utilizza un design a reattore veloce con metallo liquido, capace di produrre fino a 15 megawatt con combustibile fresco o riciclato. Oklo ha già firmato un accordo con Switch Data Centers per fornire 12 gigawatt elettrici di capacità, oltre a lettere d’intento con altri due operatori per 750 megawatt complessivi. La domanda è reale, i contratti esistono.
Gli analisti di Wall Street mantengono un giudizio di acquisto su Oklo, con un prezzo obiettivo medio di 85,46 dollari. Il percorso normativo del provvedimento non è tuttavia concluso: la legge deve ancora ottenere l’approvazione del Senato, e le regole applicative saranno poi definite dai singoli regolatori statali. Il voto bipartisan così ampio — 417 a 3 — rende probabile un esito favorevole, ma i tempi restano incerti. Sul fronte di NuScale, intanto, ENTRA1 Energy è in trattativa con la Tennessee Valley Authority per un accordo di acquisto di energia che potrebbe coinvolgere fino a 6 gigawatt di capacità NuScale.
Quello che il voto della Camera ha reso visibile è un cambiamento strutturale già in corso. Le grandi aziende tecnologiche — Microsoft, Amazon, Google, Meta — si sono già mosse verso il nucleare per garantire energia stabile ai propri sistemi di intelligenza artificiale. Il Ratepayer Protection Act non crea questa tendenza, la accelera. Se i data center non possono più condividere i costi di rete con i cittadini, il reattore modulare smette di essere una scommessa sul futuro e diventa una scelta di bilancio nel presente. Per Oklo, NuScale e X-Energy, questo è il contesto in cui i loro ordini potranno trasformarsi da lettere d’intento in contratti definitivi.




