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Il Kazakistan produce il 40% dell’uranio mondiale e cresce del 9% nel 2026

Il Kazakistan resta il primo produttore mondiale di uranio, con circa il 40% dell’offerta primaria globale. Nel primo semestre 2026 Kazatomprom ha estratto 13.291 tonnellate, il 9% in più dell’anno precedente.

Il Kazakistan produce il 40% dell’uranio mondiale e cresce del 9% nel 2026

Il Kazakistan produce circa il 40% dell’uranio primario mondiale e nel primo semestre 2026 ha aumentato l’estrazione del 9%. Secondo i dati di Kazatomprom, tra gennaio e giugno sono state prodotte 13.291 tonnellate, contro le 12.242 dello stesso periodo del 2025. La ricchezza mineraria del Paese centroasiatico va oltre il petrolio, e l’uranio è la risorsa che pesa di più sugli equilibri energetici globali.

Sulla base attribuibile, cioè la quota corrispondente alle partecipazioni di Kazatomprom nelle società operative, la produzione del semestre è stata di 7.054 tonnellate, in crescita del 10%. Il prezzo medio realizzato dalle transazioni della società è salito del 13% su base annua, mentre a fine giugno il prezzo spot si è fermato a 86,83 dollari per libbra. Nel secondo trimestre le vendite sono state di 4.548 tonnellate, il 3% in più rispetto a un anno prima.

Il Kazakistan guida la classifica dal 2009. Secondo la World Nuclear Association, detiene circa il 14% delle risorse mondiali di uranio, e i dati più recenti del Red Book 2026 indicano risorse ragionevolmente assicurate per 491.256 tonnellate. Kazatomprom ha chiuso il 2025 con 25.839 tonnellate prodotte su base 100%, e il suo contributo attribuibile ha pesato per circa il 20% della produzione primaria globale.

La società estrae uranio con la tecnologia ISR (lisciviazione in situ), che prevede di pompare una soluzione nel giacimento e recuperare il metallo senza scavare miniere tradizionali. Opera attraverso controllate, joint venture e società collegate su 27 giacimenti raggruppati in 14 asset minerari. Tra i partner figurano Cameco, titolare del 40% di Inkai, e Uranium One. La maggior parte dell’ossido di uranio viene venduta con contratti di lungo periodo, mentre sul mercato spot finiscono volumi ridotti.

Per il 2026 Kazatomprom ha confermato un obiettivo di produzione di 27.500-29.000 tonnellate su base 100% e vendite di gruppo tra 19.500 e 20.500 tonnellate. Il livello nominale previsto dai contratti di sottosuolo è stato rivisto da 32.777 a 29.697 tonnellate, una scelta legata all’equilibrio tra domanda e offerta. Intanto l’esplorazione procede in sei aree del Paese per reintegrare le riserve, e ad aprile 2026 i diritti di sfruttamento di Akdala sono passati a Kazatomprom-SaUran, controllata al 100%.

Il contesto è favorevole. Trentotto Paesi, Kazakistan compreso, hanno sostenuto l’obiettivo di triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050. Per gli operatori europei, Italia inclusa, che guardano a nuovi reattori e SMR, la solidità dell’offerta di combustibile diventa un tema di programmazione. Se la domanda crescerà al ritmo indicato, il Kazakistan resterà il fornitore di riferimento per i prossimi decenni.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica Uranio

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