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Il Senato italiano approva il ritorno al nucleare dopo 40 anni di stop

Il 23 settembre 2026 il Senato italiano ha approvato con 81 voti a favore la legge delega che riapre la strada al nucleare civile, quarant’anni dopo la chiusura seguita al disastro di Chernobyl. La norma punta su SMR, microreattori e fusione, con i primi decreti attesi entro fine anno.

Il Senato italiano approva il ritorno al nucleare dopo 40 anni di stop

Il Senato italiano ha approvato il 23 settembre 2026 la legge delega sul nucleare sostenibile con 81 voti a favore, 51 contrari e 7 astensioni. Quarant’anni dopo la chiusura delle ultime centrali, avvenuta nel 1990 sull’onda del disastro di Chernobyl e del referendum del 1987, l’Italia ridisegna il proprio rapporto con l’atomo. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha definito la giornata del 23 settembre «un giorno storico per l’Italia».

La legge non autorizza direttamente la costruzione di alcun reattore. Delega invece al governo 12 mesi per emanare decreti attuativi su licensing, standard di sicurezza, gestione del combustibile esaurito, selezione dei siti e criteri di localizzazione, con ulteriori 24 mesi previsti per eventuali correzioni. Il quadro normativo segue un principio di neutralità tecnologica: copre i piccoli reattori modulari (SMR), i microreattori e la fusione, escludendo esplicitamente il ritorno alle grandi centrali tradizionali. Pichetto Fratin ha già anticipato che i decreti saranno pronti prima della fine dell’anno.

Il settore industriale non ha aspettato il via libera parlamentare. Secondo quanto riportato, Nuward/EDF insieme a Edison, Ansaldo e Maire puntano a un primo impianto italiano entro il 2035. Newcleo sta sviluppando un prototipo a piombo liquido con interlocuzioni già avviate nel settore del cemento. Il ministro ha indicato un orizzonte ancora più ravvicinato: il primo reattore potrebbe essere operativo entro il 2033 o 2034. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima pubblicato nel luglio 2024 stima che il nucleare potrà coprire tra l’11% e il 22% della domanda energetica italiana entro il 2050, anno in cui la domanda di elettricità potrebbe quasi raddoppiare fino a 583 terawattora.

A sostenere la legge in Senato sono stati i partiti della maggioranza — Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia — ai quali si è aggiunta Azione. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro; Italia Viva si è astenuta. La premier Giorgia Meloni ha definito il provvedimento «una scelta coraggiosa e di buon senso», sottolineando come il nucleare garantisca maggiore sicurezza energetica e minore dipendenza dalle forniture estere. Un sondaggio di giugno 2026 della società di ricerca Only Numbers mostra che circa il 55% degli italiani è favorevole agli impianti nucleari di nuova generazione, con il consenso più alto tra le generazioni più giovani.

Con questa legge l’Italia si allinea a un movimento europeo che negli ultimi anni ha visto diversi paesi ridiscutere il proprio posizionamento sull’atomo. La definizione rapida dei decreti attuativi sarà determinante: il quadro regolatorio è il presupposto su cui industria e investitori costruiranno le proprie decisioni. Se il governo rispetterà il calendario annunciato, l’Italia potrebbe presentarsi alla fine del decennio come un mercato attivo per le tecnologie SMR, con ricadute concrete sulla filiera industriale nazionale già oggi coinvolta nei programmi di sviluppo.

Tag: Sicurezza energetica SMR (Small Modular Reactors)

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