Il 18° vertice BRICS, svoltosi il 12 e 13 settembre 2026 a Nuova Delhi, ha prodotto un documento che mette nero su bianco la necessità di proteggere le installazioni nucleari civili in ogni circostanza, conflitti armati compresi. La Dichiarazione di Nuova Delhi afferma che gli attacchi deliberati alle infrastrutture civili e agli impianti nucleari pacifici operanti sotto le garanzie dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica costituiscono una violazione del diritto internazionale.
Il testo della dichiarazione è diretto: “Le salvaguardie nucleari, la sicurezza e la protezione devono essere sempre rispettate, anche nei conflitti armati, per proteggere le persone e l’ambiente”. Il documento non cita alcun paese per nome, ma il riferimento al contesto medio-orientale è evidente. I leader hanno espresso preoccupazione per i “rischi crescenti di pericolo nucleare e conflitto”, chiamando a nuovi sforzi diplomatici per contenere la situazione. Raggiungere un testo condiviso non è stato semplice: tra i partecipanti c’erano Iran ed Emirati Arabi Uniti, due paesi in aperto contrasto sulla guerra in Medio Oriente. Il premier indiano Narendra Modi ha annunciato l’adozione unanime della dichiarazione alla presenza del presidente russo Vladimir Putin, del cinese Xi Jinping, dell’iraniano Masoud Pezeshkian e del principe ereditario di Abu Dhabi Mohamed bin Zayed Al Nahyan.
Sul fronte energetico, la dichiarazione dedica ampio spazio alla sicurezza delle forniture. I leader riconoscono la stabilità dei mercati energetici come base per lo sviluppo economico e sociale, e chiedono il mantenimento di catene di approvvigionamento diversificate. Rosatom, la società statale russa per l’energia atomica, è citata esplicitamente nei lavori del Business Forum BRICS come leader globale nel nucleare pacifico. Il posizionamento della Russia nel settore resta uno degli assi portanti della cooperazione energetica all’interno del blocco, che oggi conta economie emergenti con piani ambiziosi di espansione della capacità nucleare installata.
La portata geopolitica del documento va letta anche alla luce dei colloqui bilaterali a margine del vertice. India ed Emirati Arabi Uniti hanno discusso di cooperazione in settori strategici tra cui difesa, spazio e energia nucleare. L’India, da parte sua, ha consolidato i rapporti con il Kazakhstan, principale fornitore di uranio per i suoi reattori, in una prospettiva di lungo periodo per garantire le materie prime necessarie all’espansione del proprio parco nucleare. Il tema della sicurezza degli impianti si intreccia così con quello della continuità delle catene di fornitura del combustibile.
Che un blocco così eterogeneo abbia trovato l’accordo su un testo che difende esplicitamente le centrali civili dalle aggressioni militari è un segnale concreto. Il principio che la sicurezza nucleare non ammette deroghe nemmeno in tempo di guerra era già sancito dal diritto internazionale, ma la sua riaffermazione da parte di paesi che insieme rappresentano oltre la metà della popolazione mondiale gli conferisce un peso politico difficile da ignorare. Se la dichiarazione avrà un seguito operativo, dipenderà dalla capacità dei singoli stati di tradurre le parole in pressione diplomatica reale. Per ora, il segnale è partito da Nuova Delhi.




