NexGen Energy ha portato al Mining Forum Americas 2026, il 28 settembre, un messaggio senza margini di ambiguità: il mercato dell’uranio soffre di una carenza strutturale che anni di sottoinvestimento hanno reso quasi impossibile da correggere in tempi brevi. A parlare è stato Travis McPherson, Chief Commercial Officer della società canadese, che ha delineato uno scenario in cui domanda e offerta restano profondamente sbilanciate per almeno i prossimi decenni.
Il dato più citato racconta tutto. Secondo le proiezioni elaborate dalla società insieme al Centre for International Economics, entro il 2040 il deficit globale di uranio potrebbe raggiungere 319 milioni di libbre l’anno. Oggi il mondo produce circa 160 milioni di libbre annue: significa che l’offerta dovrebbe raddoppiare in quindici anni, in un settore in cui dalla scoperta di un giacimento alla prima produzione passano mediamente tra i quindici e i venti anni. Il problema non è solo geologico. Finanziamenti, valutazioni ambientali, partnership con le comunità indigene e ingegneria devono convergere in sequenza, e ogni ritardo si accumula.
McPherson ha descritto il progresso del progetto Rook I, nel bacino dell’Athabasca nella Saskatchewan, come solido fin dalle prime fasi. Prima di ricevere l’approvazione piena alla costruzione — arrivata con la licenza definitiva della Canadian Nuclear Safety Commission il 5 marzo 2026 — NexGen aveva già completato tre cantieri preliminari: l’ampliamento del campo base fino a 700 posti, una pista d’atterraggio esplorativa e il miglioramento delle strade di accesso. Una spesa complessiva di circa 100 milioni di dollari canadesi, terminata nei tempi previsti e nei costi stimati. Quei lavori, ha spiegato McPherson, hanno permesso di testare sistemi, fornitori e processi interni prima di avviare le attività costruttive su scala piena.
Ora NexGen stima di avere bisogno di altri 1,5 miliardi di dollari canadesi per completare la miniera. La società sta esplorando accordi di offtake prepagato, strutture in cui i futuri acquirenti forniscono liquidità in anticipo in cambio di forniture garantite di uranio. McPherson ha precisato che NexGen sta procedendo con cautela nelle trattative, valutando le alternative senza accelerare artificialmente i negoziati. Una volta a pieno regime, Rook I è attesa come la miniera di uranio più grande del pianeta, con una capacità di oltre 30 milioni di libbre annue e la potenziale copertura di oltre il 20% della domanda globale da un unico sito.
Il contesto politico, ha sottolineato McPherson, è cambiato radicalmente rispetto a soli cinque anni fa. Allora il sostegno al nucleare era disomogeneo e incerto. Oggi, ha detto, “è davvero difficile trovare un paese che non sia favorevole all’energia nucleare.” La crescita della domanda viene da più direzioni contemporaneamente: decarbonizzazione, elettrificazione industriale, data center per l’intelligenza artificiale e preoccupazioni di sicurezza energetica nazionale spingono governi e utility verso contratti di lungo termine. Questo clima favorevole non risolve però il problema dell’offerta, che resta nelle mani di un piccolo gruppo di produttori storici mentre i nuovi progetti tardano anni prima di estrarre il primo chilogrammo.
Se Rook I raggiunge i target di produzione attorno al 2030, NexGen Energy si troverebbe in una posizione raramente occupata da una singola azienda mineraria: quella di poter incidere in modo visibile sull’equilibrio di un mercato globale. I prossimi anni di costruzione diranno quanto di questa visione è realisticamente eseguibile.




