L’unità 4 della centrale slovacca di Mochovce ha immesso in rete i primi megawattora. La sincronizzazione è avvenuta giovedì 15 ottobre alle 20:41, con il reattore al 20% della potenza. Lo ha comunicato l’operatore Slovenské elektrárne.
Il reattore è un VVER-440 ad acqua pressurizzata con una capacità installata di 471 MWe. Il primo dei due turbogeneratori dell’unità è stato allineato alla rete. A regime l’unità produrrà circa 3,5 milioni di megawattora l’anno, pari a circa il 13% dei consumi attuali del Paese. Il criticità era stata raggiunta il 6 agosto, seguita da test e verifiche su tutte le apparecchiature. La fase di avvio fisico è partita il mese scorso.
Il direttore generale Branislav Strýček ha parlato di un momento atteso da generazioni di persone che hanno preparato, costruito e avviato il progetto. Per la Slovacchia, ha detto, è una nuova fonte di elettricità a basse emissioni. Il collegamento ha richiesto due giorni più del previsto: era stato annunciato per martedì dal premier Robert Fico al Forum europeo dell’energia nucleare di Praga.
La storia del cantiere è lunga. I lavori sulle unità 1 e 2 sono iniziati nel 1982, quelli sulle unità 3 e 4 nel 1986, poi sospesi nel 1992. Le prime due unità sono entrate in funzione nel 1998 e nel 1999. Il progetto di completamento delle altre due è ripartito nel 2008, con una stima di spesa di 6,7 miliardi di euro. L’unità 3 è entrata in esercizio commerciale nell’ottobre 2023. L’unità 4 è l’ultima a entrare in funzione nella seconda centrale nucleare del Paese.
La sincronizzazione è un passaggio tecnico e non l’avvio commerciale. La potenza sale ora per gradini, con test a ogni livello validato dall’autorità di sicurezza slovacca, l’ÚJD SR. Il percorso si chiude con una prova di 144 ore a piena potenza. Slovenské elektrárne, controllata dal gruppo EPH di Daniel Křetínský con una quota statale del 34%, punta alla piena operatività entro fine anno.
Con Mochovce 4 a regime, il nucleare coprirà circa il 77,5% della domanda elettrica slovacca. È una quota superiore a quella della Francia in termini percentuali. Per un Paese di dimensioni medie, la scelta di completare i reattori avviati negli anni Ottanta consegna una base di produzione stabile per i prossimi decenni.




