Il Bangladesh ha avviato il caricamento del combustibile uranio nel nocciolo del reattore dell’unità 1 della centrale nucleare di Rooppur, il più grande progetto infrastrutturale nella storia del paese. Con questa operazione, Dhaka è entrata ufficialmente nel gruppo dei paesi che producono energia nucleare, diventando il terzo stato del Sud Asia dopo India e Pakistan, e il 33° a livello globale.
L’impianto si trova a Ishwardi, circa 160 km a nord-ovest della capitale, sulle rive del fiume Padma. È composto da due reattori VVER-1200 da 1.200 MW ciascuno, progettati e costruiti da Atomstroyexport, società sussidiaria di Rosatom. Una volta a piena potenza, la centrale alimenterà la rete nazionale con 2.400 MW, coprendo tra il 9 e il 12 percento della domanda elettrica del paese. Il caricamento delle 163 assemblage di combustibile nel nocciolo richiederà meno di 45 giorni; poi il reattore verrà portato gradualmente a temperatura, con la potenza aumentata per fasi — 3, 5, 10, 20, 30 percento — prima di immettere elettricità in rete. L’unità 2 è attesa per fine 2027.
Il progetto da 12,65 miliardi di dollari è finanziato per il 90% da un credito all’esportazione russo. La Russia ha coperto la quasi totalità dei costi, con un prestito da 11,38 miliardi a tasso agevolato. I tempi si sono allungati rispetto al contratto originale: l’unità 1 era prevista per ottobre 2023, poi slittata al 2026. Le cause sono note — pandemia, guerra in Ucraina, difficoltà nei pagamenti internazionali dopo le sanzioni a Mosca. Il Bangladesh ha anche risolto parte del debito in yuan cinesi, aggirando i blocchi sui trasferimenti in dollari. Nonostante tutto, i test idraulici a freddo sono stati completati a marzo 2025, la turbina installata, e la rete di trasmissione è operativa con cinque nuove linee ad alta tensione verso Bogura, Gopalganj e Baghabari.
L’ingresso nel nucleare risponde a una necessità strutturale. La domanda elettrica cresce di circa il 7% annuo e il paese dipende ancora da gas naturale, petrolio e carbone per oltre il 60% della generazione. La centrale di Rooppur offrirà energia di base stabile, senza la volatilità dei mercati fossili. Il costo atteso dell’elettricità nucleare — stimato intorno a 57 dollari per MWh secondo le proiezioni governative — dovrebbe risultare inferiore a quello del carbone. Le linee di trasmissione sono pronte a ricevere la corrente. 56 ingegneri bangladesi abilitati lavoreranno fianco a fianco con i tecnici russi, con oltre 1.100 addetti locali già operativi in cantiere.
Lo sguardo va già oltre Rooppur. Il governo sta esplorando i piccoli reattori modulari (SMR) come opzione per il lungo periodo, con colloqui preliminari in corso con diversi fornitori internazionali. La logica è diversificare le fonti e distribuire la generazione sul territorio, riducendo la concentrazione energetica in un’unica area geografica. La strada è ancora lunga: la Bangladesh Atomic Energy Regulatory Authority è giovane, e l’esperienza operativa su impianti di questa scala si costruisce in anni. Ma il caricamento del combustibile a Rooppur è un punto di non ritorno. Il Bangladesh ha scelto il nucleare come pilastro della propria sicurezza energetica, e ora lo dimostra con i fatti.




