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Minnesota, il nucleare torna in campo: tutti i candidati governatore ci credono

Il Minnesota si avvicina alla fine di un divieto trentennale sul nucleare: tutti i principali candidati alla carica di governatore, repubblicani e democratici, si dichiarano aperti alla costruzione di nuovi reattori. La corsa alle elezioni del novembre 2026 trasforma il nucleare nel tema energetico centrale dello Stato.

Minnesota, il nucleare torna in campo: tutti i candidati governatore ci credono

Il Minnesota potrebbe costruire nuovi reattori nucleari per la prima volta in oltre trent’anni. La questione, fino a poco tempo fa considerata politicamente marginale, è diventata il tema energetico centrale della corsa al governatorato del 2026. Tutti e tre i principali candidati repubblicani sostengono apertamente l’abrogazione della moratoria, e anche la senatrice dem Amy Klobuchar, candidata del Partito Democratico-Farmer-Labor, ha aperto alla possibilità di nuove centrali, sia pure con delle condizioni.

La moratoria risale al 1994. Fu introdotta come parte di un accordo che permetteva a Xcel Energy di stoccare combustibile esaurito presso il sito di Prairie Island, vicino a Red Wing, sul Mississippi. In cambio, il legislatore vietò la costruzione di qualsiasi nuovo impianto nucleare nello Stato. Da allora, i due impianti esistenti — Monticello e Prairie Island — sono rimasti gli unici, gestiti da Xcel, che insieme coprono circa il 23% del fabbisogno elettrico dei clienti della compagnia nel Midwest. Nel dicembre 2024, la Nuclear Regulatory Commission ha esteso la licenza operativa di Monticello fino al 2050.

Oggi, a trentadue anni da quel compromesso, il quadro è cambiato. Lo Stato ha fissato per legge l’obiettivo di produrre elettricità al 100% priva di emissioni di carbonio entro il 2040. La crescita della domanda — spinta da data center, veicoli elettrici e riscaldamento domestico elettrico — richiede potenza di base affidabile, che le rinnovabili da sole faticano a garantire. La Minnesota Nuclear Energy Alliance, coalizione di oltre trenta organizzazioni tra imprese, sindacati e cooperative elettriche rurali, preme da mesi per la revoca del divieto. I commissari di circa un terzo degli 87 contee dello Stato hanno già approvato risoluzioni in questo senso. Il legislatore ha approvato 500.000 dollari di fondi pubblici per uno studio affidato al Great Plains Institute, che dovrà analizzare costi, tecnologie — inclusi i piccoli reattori modulari fino a 300 MW — impatti ambientali e ricadute economiche sulle comunità ospitanti.

Sul fronte politico, la presidente della Camera del Minnesota Lisa Demuth, candidata repubblicana, ha dichiarato esplicitamente che abolirà il divieto se eletta. Il candidato GOP endorsato dal partito, Kendall Qualls, sostiene il nucleare di nuova generazione. Klobuchar, dal canto suo, ha detto che «il modo in cui il Minnesota produce elettricità è cambiato molto nei trent’anni da quando la moratoria fu approvata»: un’apertura, accompagnata dalla richiesta di un percorso che includa il coinvolgimento delle comunità locali e una soluzione a lungo termine per le scorie. Non è un impegno diretto all’abrogazione, ma è già molto di più rispetto al tradizionale immobilismo democratico sulla materia. Il contesto nazionale spinge nella stessa direzione: il New Jersey ha revocato la propria moratoria nell’aprile 2026, altri cinque Stati — tra cui California e Massachusetts — stanno valutando di fare altrettanto.

Il voto di novembre 2026 potrebbe quindi essere il momento decisivo per il Minnesota. Se il prossimo governatore sarà favorevole — e le probabilità crescono — la strada per un nuovo reattore, convenzionale o modulare, sarà aperta per la prima volta dalla metà degli anni Novanta. Lo Stato dispone già di un sito con esperienza operativa consolidata a Monticello, di una forza lavoro specializzata e di un obiettivo climatico che difficilmente si raggiungerà senza energia nucleare. Il dibattito si è spostato: non è più se togliere il divieto, ma quando e come farlo.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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