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Rybach presenta a Budapest il calore radiogenico di GEIOS per la geotermia profonda

Il professor Ladislaus Rybach ha tenuto la Distinguished Lecture al congresso IAH 2026 di Budapest, con GEIOS Technologies e un approccio basato su nanotecnologie per estrarre il calore generato dal decadimento naturale di uranio, torio e potassio nella roccia cristallina profonda.

Rybach presenta a Budapest il calore radiogenico di GEIOS per la geotermia profonda

Il professor Ladislaus Rybach, partner di GEIOS Technologies, ha tenuto la Distinguished Lecture della sessione 2.1 al congresso IAH 2026 di Budapest. Il tema: come produrre elettricità dalle risorse geotermiche profonde per la domanda futura, partendo dal calore generato dal decadimento radioattivo naturale nelle rocce.

L’intervento si è svolto il 15 settembre, nel quadro del 53° Congresso mondiale delle acque sotterranee dell’Associazione internazionale degli idrogeologi. Il titolo era una domanda: come generare energia dalle risorse geotermiche profonde per la crescente richiesta elettrica? Gli autori sono tre. Con Rybach firmano János Szanyi, idrogeologo dell’Università di Szeged, e Abdelmoumen Shad Serroune, fondatore e amministratore delegato di GEIOS Technologies e responsabile del Nanogeios Laboratory.

Il punto di partenza è fisico. La roccia cristallina in profondità produce calore in modo continuo grazie al decadimento di uranio, torio e potassio. Rybach ha quantificato questo fenomeno, detto calore radiogenico, in uno studio del 1976 tuttora molto citato. La sua formula empirica viene ancora usata per stimare la produzione di calore a partire dai log di raggi gamma nei pozzi.

Il problema è l’estrazione. Quella roccia ha porosità scarsa o nulla, quindi i metodi geotermici convenzionali faticano a recuperare il calore che contiene. Il calore c’è, è abbondante e costante, ma resta intrappolato. Secondo i relatori, le nanotecnologie stanno cominciando a cambiare questo quadro, e la lezione ha illustrato l’approccio radiogenico di GEIOS Technologies, già oggetto di ricerche di laboratorio sottoposte a revisione tra pari.

GEIOS descrive la propria tecnologia come un metodo per estrarre calore radiogenico da formazioni cristalline ultramafiche, con nanoschiume e gestione autonoma tramite intelligenza artificiale. Dichiara una densità di potenza da due a tre volte superiore a quella della geotermia convenzionale per singolo pozzo e una produzione di elettricità continua, giorno e notte. Sono dati dell’azienda, non verificati da fonti indipendenti, e il lavoro presentato a Budapest resta a livello di ricerca di laboratorio.

Per il lettore italiano il tema ha un riferimento diretto. L’Italia ha una lunga tradizione geotermica, da Larderello in poi, e Rybach ha insegnato per anni alla scuola internazionale di geotermia di Pisa. Il nesso con il settore nucleare è la sorgente stessa del calore: la stessa fisica del decadimento radioattivo che alimenta i reattori, qui in versione naturale e diffusa nella crosta terrestre.

Il passo successivo è la prova sul campo. Se i risultati di laboratorio reggeranno in pozzi reali, la geotermia in roccia cristallina potrebbe affiancare nucleare e rinnovabili nella produzione di energia elettrica di base, in aree prive di acquiferi caldi.

Tag: Decarbonizzazione Energie rinnovabili Radioattività

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