Il 4 giugno 2026, per la prima volta in oltre quarant’anni, un reattore nucleare non ad acqua leggera sviluppato da un’azienda privata ha raggiunto la criticità negli Stati Uniti. Si tratta del Mark-0 di Antares Nuclear, un microreattore ospitato presso l’Idaho National Laboratory nell’ambito del Reactor Pilot Program del Dipartimento dell’Energia. Pochi giorni dopo, un secondo reattore di nuova generazione ha raggiunto lo stesso traguardo. Entro il 4 luglio ne sono attesi altri due.
Lo ha dichiarato il segretario all’Energia Chris Wright durante l’Atlantic Council Global Energy Forum. Le sue parole non lasciavano spazio all’ambiguità: “Stiamo lanciando la tecnologia nucleare di nuova generazione negli Stati Uniti”. E ha aggiunto che dieci ulteriori reattori sono in fase di avanzamento, con buone probabilità di raggiungere la criticità entro i prossimi dodici mesi. Il conteggio complessivo del programma punta a portare alla criticità almeno tre progetti entro la scadenza del 4 luglio fissata dagli ordini esecutivi di Trump del maggio 2025.
La criticità — tecnicamente definita “zero-power fueled criticality” — è il momento in cui un reattore sostiene per la prima volta una reazione a catena nucleare autonoma. Non produce ancora energia elettrica in quantità significativa. Serve a validare i modelli fisici computazionali, la geometria del nocciolo, le prestazioni delle barre di controllo e il comportamento neutronico iniziale del sistema. È, in sostanza, la prima prova concreta che il progetto funziona davvero. Il Dipartimento dell’Energia ha confermato che il test “stabilisce la base per la produzione di elettricità dal 2027 in poi”. Antares, azienda californiana inizialmente orientata alle applicazioni militari, prevede di iniziare a generare corrente entro la fine del 2027 e di dispiegare i propri sistemi entro il 2028.
Il Reactor Pilot Program è stato lanciato nel giugno 2025, subito dopo che Trump aveva firmato quattro ordini esecutivi per rivitalizzare il settore nucleare americano. Uno di questi ha imposto alla Nuclear Regulatory Commission di comprimere i tempi di approvazione da anni a circa diciotto mesi per i design testati sotto la supervisione del Dipartimento. Un altro ha designato i data center per l’intelligenza artificiale come strutture di difesa critica, affidando al Dipartimento dell’Energia il compito di facilitare il posizionamento di reattori avanzati per alimentarli. Il nesso tra corsa all’IA e rinascita nucleare è esplicito nella strategia dell’amministrazione: la Cina è nominata come riferimento competitivo diretto. Tra le undici aziende selezionate dal programma figurano nomi come Oklo, Kairos Power, Radiant Industries e Valar Atomics.
L’obiettivo di lungo periodo è portare la capacità nucleare americana dagli attuali cento gigawatt a quattrocento gigawatt entro il 2050, con almeno dieci nuovi grandi reattori in costruzione entro il 2030. Se il ritmo di giugno dovesse reggere — e ci sono undici progetti attivi per sostenerlo — gli Stati Uniti potrebbero chiudere nel giro di un anno un vuoto tecnologico accumulato in quattro decenni. Non è un risultato scontato, ma i numeri di questa prima tornata di criticità indicano che il programma sta producendo esattamente ciò che prometteva.




